Piuttosto, rimboccatevi le maniche

Sbarchi clandestini? Isis? Matteo Salvini? Banche? Charlie Hebdo? No, niente di tutto questo, il tema più caldo della settimana, riguarda un’iniziativa del Politecnico di Milano che ha dell’assurdo.
Come la peggiore operazione di agenda setting degli ultimi tempi, ci siamo cascati anche noi, ed ancora una volta ci troviamo a parlare di un tema piuttosto delicato.
Si tratta infatti di “Spotted”, pagine create da studenti dei diversi Atenei italiani, generalmente usati per lasciare un messaggio in forma anonima ad una ragazza conosciuta in biblioteca, ad un ragazzo che è passato in aula durante il proprio esame, insomma, per farsi avanti e provare a conoscere chi ci ha stregati, per tentare un approccio, per intenderci.
Tutto bene fin qui, anzi, tanto di cappello a queste pagine che provano ad aiutare cuori solitari, vittime del colpo di fulmine. Nell’ultima settimana, però, proprio la pagina Spotted Polimi, ha iniziato a pubblicare foto osè di studentesse che non avevano alcun problema a declamare il proprio amore per l’Ateneo di appartenenza, scrivendolo con un pennarello sul decollete, o sul lato B. È toccato poi nuovamente alle studentesse di Milano, questa volta quelle della Bocconi, e da qui, un vero e proprio boom: seguiranno Univaq (L’Aquila), l’Università di Bologna, il Politecnico di Torino, l’Università di Modena e Reggio Emilia, la LUISS, giusto per citarne qualcuna.

Tuttavia, ci hanno insegnato che nella professione è bene non dare giudizi di valore, non cedere ai pregiudizi, alle conclusioni affrettate, non fare di tutta l’erba un fascio. C’è un altro lato dell’Università di Milano, ed è quello che ci hanno mostrato gli studenti di “Udu- Milano”: le ragazze hanno portato avanti un’iniziativa opposta alla tendenza “escile”, ovvero “sorridile”, creando sulla propria pagina Facebook un album fotografico che raccogliesse le foto delle studentesse non più intente a mostrare il proprio corpo, bensì il proprio sorriso. Gli studenti di Udu Milano hanno fatto chiarezza sulla propria iniziativa, affermando: “Noi ovviamente non condanniamo il gesto in sé, ognuno è libero di gestire il proprio corpo e questa è una libertà che deve essere sostenuta e difesa a spada tratta. Quello che noi consideriamo sbagliato è il contesto ed il modo in cui è stato fatto, una vera e propria gara a chi le esce di più, non riflettendo sugli effetti negativi che in un certo qual modo si riversano su di sé e sulla categoria di persone di cui si fa parte. Per noi questo non è normale e abbiamo trovato molto dannoso che la questione sia stata a tratti minimizzata e passata come goliardia o, peggio ancora legittimata come simbolo di liberazione. Perché una gara a chi vanta il seno o il didietro più bello non è liberazione del corpo della donna ma significa ancora una volta legittimare una visione superficiale della figura femminile. Ciò che di tutto questo ci preoccupa maggiormente è che un iniziativa come questa fa più che altro peggiorare il modo in cui i nostri coetanei vivono la propria sessualità, chi commenta e guarda le foto tendenzialmente non ragiona sulla positività dell’atto di mostrare il corpo nudo, sulla libertà della sessualità, ma spesso esprime giudizi superficiali ed offensivi dimenticandosi che dietro c’è una persona con dei sentimenti e dei pensieri, tanto da sentirsi come padrone di quel corpo. La nostra campagna è nata semplicemente come risposta a quello che questa gara si riteneva essere, una goliardata o un modo diverso e divertente di concepire l’università, il nostro “diverso” corrisponde alle proprie idee, al proprio pensiero, ed al proprio sapere, mentre il nostro “divertimento” è il sorriso la più naturale e la più spontanea ed immediata delle reazioni positive”.

udu

La risposta, prontissima, è arrivata anche dall’Università di Palermo, precisamente dall’associazione “Onda Universitaria”: ancora un album fotografico, stavolta però si esce..il libro!
A parlarci dell’iniziativa è stato il Senatore Accademico Giuseppe Bonanno: “La cosa che ci ha dato più fastidio è stato leggere dell’iniziativa delle studentesse milanesi sul blog ufficiale dell’università, che ha dedicato un post alla vicenda. Abbiamo allora pensato di rispondere a tono per dare un segnale positivo, una lezione di stile che parta dal Sud, sempre troppo spesso visto come arretrato”. Il Senatore Accademico risponde anche alle critiche: “Qualcuno ha criticato la nostra scelta, definendoci i soliti sfigati che non sanno ridere, ma non mi pare che per ridere ci sia bisogno di queste manifestazioni che a parere nostro mortificano un po’ lo studente. Intanto abbiamo ricevuto massimo sostegno da parte di genitori e professori. La nostra generazione è già abbastanza mortificata, non abbiamo bisogno anche di questi autogol”.

Lezione di stile, appunto, lanciata non solo da studenti del Sud desiderosi di dare un messaggio forte e maturo, ma anche dagli studenti milanesi che ci hanno dimostrato quanto sia ingiusto macchiare la reputazione di un Ateneo per il comportamento di qualche individuo.

Una riflessione moralista, antiquata, definitela come vi pare, però, mi viene in mente: perché? Il popolo degli studenti universitari, che in Italia vanta un numero sostanzioso, potrebbe unirsi e lanciare messaggi diversi: dal diritto allo studio, alla lotta per dire basta alla fuga di cervelli, per dire basta agli “esami facili”, per abbattere le ultime frontiere delle parentopoli ed inaugurare un modello vincente per gli anni futuri. Diverse studentesse però, preferiscono seguire le mode del momento, preferiscono mettere in mostra il proprio corpo, andare avanti seguendo il modello della scalatrice sociale piuttosto che dello studente “faber fortunae suae”.
Un famoso cantante italiano, Alessandro Aleotti (in arte J-Ax), in un suo celebre testo di denuncia sociale afferma “Il futuro è arrivato, è potere d’acquisto, e se la dai con giudizio diventi ministro”: forse, riflettendoci, in pochi capiranno che questa piccola parentesi, questo spiacevole avvenimento, altro non è che il riflesso di una società che ci tratta come consumatori di tendenze, e ci persuade ad allinearci a tendenze spesso e volentieri degradanti.
La notizia peggiore, da studente Unime, è arrivata nella giornata di venerdì: alcune studentesse del nostro Ateneo hanno infatti deciso di dare seguito a questa moda, che sembra dilagare in tutta Italia.
Pensavamo, forse ingenuamente, di riuscire a dare un’immagine brillante degli studenti messinesi, che non si prestano a pratiche degradanti e consumistiche dell’immagine del corpo della donna, e invece ci siamo sbagliati: ci siamo cascati anche noi.
Non basta questo, addirittura le foto fanno il giro del web, passano da diverse bacheche degli studenti messinesi, acchiappano una quantità spropositata di likes e condivisioni.
Inutile negare che qualcuno dirà, o penserà, che non è necessario prendersi troppo sul serio, ma perché continuare a sprecare opportunità in cui potremmo dimostrarci maturi? Vi proponiamo, in ultima analisi, un’altra cosa: perché non rimboccarvi le maniche, anziché “uscirle”?

Alessio Micalizzi

di Alessio Micalizzi

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