Quando artisti e intellettuali tedeschi soggiornavano in Sicilia: Richard Wagner e il teatro di Messina

Cosa ci faceva, all’alba del XX secolo, un musicista tedesco a passeggio davanti al teatro Vittorio Emanuele di Messina? Bibliografie locali del primo Novecento lo attestano passeggiare, all’inizio degli anni Ottanta del Milleottocento sotto i portici dell’edificio, a braccetto con la moglie, amante anche lei delle opere rappresentate sul palco cittadino, ove, nel 1891 andò in scena una delle produzioni del marito, il “Lohengrin”, vent’anni dopo il suo primo esordio italiano al Comunale di Bologna.

“La musica è la lingua della passione” – è una delle frasi che ci ha lasciato, e, Richard Wagner, il più classicista tra i Romantici della musica europea, nonché “il più shopenhaueriano dei compositori” per via del contagioso pessimismo filosofico che caratterizza la trama del “Tristano e Isotta”, ebbe la Sicilia tra le tappe affezionate della sua vita.

Nato a Lipsia nel 1813 fu nella università cittadina che si appassionò alla filosofia, saggiando i pensatori classici sino ai più moderni Hegel, Feuerbach e, su tutti, Shopenhauer, al quale deve l’ispirazione per i caratteri di Tristano e Isotta. Conobbe in tarda età, il maestro, la nostra isola, nel 1881 quando sbarcò a Palermo, città in cui resterà sino all’anno successivo, dove, ai piedi del Monte Pellegrino, nacque il terzo atto di “Parsifal”.

Quanti tedeschi hanno legato la propria storia alla Sicilia? Nel capoluogo, ripercorrendo a ritroso la memoria storica, nel lontano XIII secolo, fu un normanno di Svevia, Federico Hohenstaufen il Secondo ad innamorarsi dell’isola, al punto da presentarsi sempre come siciliano e a regalare a questa terra quella meraviglia culturale ed economica che fu la Magna Curia di Palermo, in cui fiorì la prima versificazione poetica d’amore della letteratura italiana, sull’impronta provenzale e a cui, grande contributo diedero i ben noti messinesi Guido delle Colonne e Stefano Protonotaro.

Ben cinque secoli dopo, tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, fu un altro tedesco a innamorarsi della Sicilia, lasciandoci delle bellissime pagine del suo diario di viaggio, le quali costituiscono una sintesi dell’entità della nostra terra: “L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» […] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra…chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita”.

Richard Wagner conosceva bene queste righe di Wolfgang Goethe quando giunse a Palermo e, dopo aver vissuto, stretto amicizie con l’aristocrazia locale ed apprezzato i monumenti del capoluogo, decise di legare anche la sua progenie a questa terra, concedendo l’amata figlia Blandine alla mano del conte Biagio Gravina di Ramacca, figlio del principe Gravina di Ramacca a Palermo, dopo aver visitato i possedimenti del borgo catanese e le città di Catania ed Acireale. Padre attento e affezionato, il maestro visitò con più attenzione artistica di Goethe il patrimonio artistico e storico delle città in cui soggiornò, sempre con animo spasmodico, in attesa dell’ispirazione per il terzo atto del suo “Parsifal”.

Nello stesso periodo, sapendo della presenza di Wagner, venne a Messina Friedrich Nietzche nell’Aprile 1882, per curare il proprio precario stato di salute. Come sostiene Massimo Fini nel suo “Nietzsche, l’apolide dell’esistenza”, probabilmente, il filosofo affrontò questo suo viaggio peloritano, a suo dire – “ai confini del mondo” – per incontrare il maestro, lasciando così Genova, città in cui aveva alleviato nei favori del clima, sino a quel momento, i suoi malesseri. Non si conoscono testimonianze che possono documentare un ipotetico incontro messinese tra Wagner e Nietzsche, il quale rapporto si interruppe alla pubblicazione del “Parsifal”, opera disprezzata dal filosofo per i riferimenti mistici cristiani uniti a richiami mitologici germanici, malgrado i rapporti con la moglie Cosima fossero più antichi di vent’anni rispetto alla conoscenza con Richard, risalenti  ai tempi in cui la signora Wagner era ancora signorina Von Bülow, seppur figlia illeggittima del musicista ungherese Franz Litz.

La famiglia Wagner resta molto legata alla Sicilia, nello special modo alla memoria palermitana e, soprattutto, ramacchese. Richard lasciò l’isola un anno prima della morte, ma su questo dato le fonti sono contrastanti: nel suo articolo “Wagner a Ramacca?”, Antonio Cucuzza scrive che lo scrittore e musicista Giuseppe Tornello, in una produzione del 1961, attesta Wagner a Palermo, nell’occasione del battesimo del nipote Manfredi Gravina, nel 1883, mentre, la nascita del figlio del conte di Ramacca si data in giugno, ben quattro mesi dopo la morte del compositore per attacco cardiaco a Venezia.

Nulla, né epigrafi, né monumenti a Messina ricordano il passaggio di uno dei più grandi nomi del romanticismo musicale europeo.

Francesco Tamburello

di Redazione UniVersoMe

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