Fortitude: il thriller in mezzo ai ghiacci con renne, orsi polari e animali preistorici

Ad accogliere il pellegrino che atterra nell’aeroporto di Fortitude, sulle isole Svalbard nel Mar Glaciale Artico, svetta la statua di un enorme orso polare sopra il nastro del ritiro bagagli. Fortitude è una comunità fittizia di un remoto arcipelago della Norvegia – popolata perlopiù da pescatori e scienziati – dove gli orsi sono più numerosi degli abitanti, e questi ultimi sono costretti a girare armati per proteggersi dai loro feroci attacchi.

Nessuno però può morire a Fortitude; una legge lo vieta in conseguenza del fatto che le temperature congelano i cadaveri e impediscono che si decompongano. La vita, nonostante il buio che dura mesi e le condizioni ambientali estreme, scorre complessivamente tranquilla, isolata e protetta come una fortezza gelata che la separa dal mondo. La governatrice Hildur Odegard intende far costruire in mezzo alle distese di neve un hotel di ghiaccio per aumentare la presenza di turisti. C’è poi in città lo sceriffo Dan Anderssen, ma nessuno sa se è un bravo o un cattivo sceriffo: a Fortitude non è successo mai niente. Almeno fino a quando il corpo del professore del locale centro di ricerca viene ritrovato seviziato, torturato e ricoperto di sangue.

La seconda serie (prodotta da Sky Atlantic e in onda dal 27 gennaio) è arrivata dopo i molti nodi rimasti da sciogliere al termine della prima stagione; un thriller che affianca l’inchiesta sulle morti misteriose che hanno sconvolto la quiete esteriore di un luogo subissato dal candore della neve alle atmosfere horror e surreali alla Stranger Things. Chi ha deciso di vivere a Fortitude quasi mai è lì per caso: tutti scappano da qualcosa. Così l’affascinante Elena Ledesma che gestisce l’albergo dove alloggia il detective Eugene Morton mandato dal Londra per indagare, insieme allo sceriffo, alla catena omicidi furiosi e terrificanti in cui pare sia coinvolto anche un bambino. Ogni elemento della comunità o quasi è invischiato in un intreccio di relazioni contorte e di storie taciute che lo rendono vulnerabile. Il richiamo a Twin Peaks è lapalissiano; l’immagine di una comunità dove all’improvviso tutto precipita ed i caratteri che la popolano escono progressivamente allo scoperto. Non ci sono tuttavia le cascate ma tonnellate di ghiaccio colorate da strisce di sangue che citano, anche se non fanno il verso, un altra serie ambientata sulla neve, Fargo.

Il cast composto da attori di ottimo livello come Stanley Tucci, contribuisce a far salire le aspettative e a consegnare un prodotto all’altezza; quello che più colpisce di Fortitude, oltre alle ambientazioni, è il valido mix di mistero e approccio razionale e scientifico agli accadimenti più inspiegabili. Il ritrovamento di un mammut preistorico sepolto dal ghiaccio si collega quindi agli eventi tetri che hanno macchiato di sangue la comunità. La sacralità di un luogo chiuso come una fortezza si scontra con le meschinità dell’uomo e le forze naturali impervie. Quando così cala il buio e sulle case ricoperte dalla neve si eleva il colore rosso dell’aurora boreale è certo che qualcosa sta per abbattersi su Fortitude.

 

Eulalia Cambria

 

di Redazione UniVersoMe

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