La chiesetta di San Tommaso il Vecchio: una amara rivincita del fato

Ci sono luoghi a Messina in cui la Storia fa capolino senza dare troppo nell’occhio, con discrezione, come una presenza silenziosa ma fedele che veglia su certi piccoli angoli di città. Capita così che passeggiando in pieno centro, a pochi passi dalla Galleria Vittorio Emanuele, su una delle prime traverse della via Cavour, Via Romagnosi, appaia ad un certo punto nel mezzo dei palazzi residenziali la sagoma quasi anonima di una piccola chiesetta, sulle cui mura in mattoni grezzi, dagli angoli contornati in pietra lavica, grava il peso di chissà quanti secoli: è la chiesa di San Tommaso il Vecchio.

Da quante centinaia di anni questa piccola chiesetta si trovi lì è qualcosa che gli storici non riescono ad oggi a determinare univocamente. Sulla facciata anteriore, che oggi è visibile solamente dai palazzi circostanti o dal cortile recintato, raramente aperto al pubblico, una iscrizione latina riporta la dedicazione a San Tommaso Apostolo e la data 1530; ma alcuni studiosi ritengono che si tratti di una costruzione molto anteriore. Del resto quella curiosa cupola sul suo timpano circolare, benchè oggi in parte alterata nella sua fisionomia dai restauri novecenteschi, tradisce quegli influssi arabo-bizantini che resero così ricca e variegata, nei secoli successivi all’anno mille, l’arte normanna in Sicilia; ed è dunque al Medioevo, e all’architettura medioevale, che con ogni probabilità va ad ascriversi questo piccolo ma elegante edificio, che forse apparteneva ad un cenobio basiliano.

Quel che è certo è che è è dal XVI secolo che la chiesa di San Tommaso fa il suo ingresso ufficiale nella storia messinese. Probabilmente solo restaurata nel 1530, nel 1585 viene annessa al Conservatorio delle Vergini Riparate, una pia istituzione dedicata all’educazione delle fanciulle, la cui sede si trovava nei dintorni. Circa vent’anni dopo, il Conservatorio delle Vergini passa in gestione ai padri Teatini, uno dei molti ordini religiosi sorti in seguito alla Controriforma, e con esso la chiesetta, che viene dunque a trovarsi inclusa nei giardini del convento.

 

 

I Teatini, infatti, pur preservando intatta la vecchia costruzione, preferiscono fare le cose in grande e iniziano la costruzione di una nuova chiesa, molto più grande e più bella, per il cui abbellimento viene chiamato a Messina, nel 1686, uno dei più grandi architetti del periodo, membro dell’Ordine dei Teatini e attivo in tutta Europa. Si tratta di Guarino Guarini, e la chiesa che il suo estro concepisce, l’Annunziata dei Teatini, con la sua facciata barocca esuberante e maestosa, diventerà il modello per moltissime altre chiese siciliane ad essa successive, tanto da venir considerata dagli storici dell’Arte il vero atto di nascita del barocco siciliano settecentesco.

 

È così che, mentre la nuova chiesa diventa una delle più importanti e belle della città (prima del 1908 era davanti ad essa che si trovava il monumento a Don Giovanni d’Austria oggi in Piazza Lepanto), la vecchia chiesa di San Tommaso il Vecchio, ormai inutile e dimenticata, vive un periodo di progressivo abbandono: per tutti i due secoli successivi resta in disuso, a mo’ di rudere, nel giardino dei Teatini assieme ai resti del Conservatorio, e quando, a seguito dell’Unità d’Italia, con le leggi eversive i beni dell’Ordine dei Teatini passano in mano allo Stato Italiano, la chiesa viene venduta a privati e diventa addirittura la sede di un forno.

Eppure, a riprova del fatto che talvolta il fato sembra essere dotato di un pessimo senso dell’umorismo, quando su Messina cala la falce del terribile terremoto del 1908, la chiesa dell’Annunziata dei Teatini viene rasa al suolo e di essa oggi (purtroppo) non resta traccia alcuna, mentre è proprio la piccola, dimenticata, maltrattata chiesa di San Tommaso Apostolo a restare in piedi nonostante i secoli di storia.

Pare dunque che la sorte abbia voluto offrire una sorta di rivincita a questo luogo: eppure si tratta di una vittoria che ha un sapore amaro. Non solo perché ci è costata la perdita di uno dei monumenti artistici più belli e importanti della Messina pre-terremoto, ma anche perché ad oggi, pur essendo stata in parte restaurata negli ultimi decenni del secolo scorso, la chiesa di San Tommaso si trova in condizioni tutt’altro che ottimali: sfregiata da discutibili interventi architettonici posteriori; nascosta alla vista, per quanto riguarda la semplice ma elegante facciata principale, da alti palazzi residenziali; recintata dietro una robusta cancellata in ferro che blocca l’accesso al cortiletto antistante; aperta al pubblico in occasioni estremamente rare; in una parola, oggi come allora, dimenticata.

Gianpaolo Basile

Ph: Fernando Corinto; Riccardo Figliozzi

Per la foto dell’Annunziata dei Teatini: https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_della_Santissima_Annunziata_(Messina)#/media/File:Messina_Santa_Annunziata.jpg

di Redazione UniVersoMe

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