Tra cielo e mare, un tuffo con la Storia: Santa Maria della Grotta a Pace.

La primavera è ormai arrivata, l’estate si avvicina, ed anche noi di Messina da Scoprire ogni tanto ci spostiamo dall’afa e dal traffico del centro cittadino verso le note zone balneari della riviera nord della città, in quella che una volta era denominata “Lingua Phari”, la Lingua del Faro di Messina, cioè dello Stretto. Non dimentichiamo, però, la passione dei nostri lettori per la storia e la cultura messinese, ed è per questo che ai celebri laghetti di Ganzirri, al villaggio Sant’Agata o al gettonatissimo “Piluni” preferiamo una spiaggia speciale, diversa dalle solite mete: un luogo in cui l’arte e la bellezza del paesaggio si incontrano e si fondono dando vita ad un connubio unico e suggestivo. Stiamo parlando della spiaggia del Villaggio Pace, su cui da secoli veglia, sospesa tra il cielo e le acque dello Stretto, l’elegante cupola del tempio di Santa Maria della Grotta.

 

Per scoprire le origini di questo monumentale edificio, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di diversi secoli, fino a quando Pace era poco più che una piccola comunità di pescatori e gente di mare, distante circa tre miglia dalle mura della città di Messina. In questa piccola comunità è documentata fin dal Cinquecento la presenza di un piccolo oratorio, gestito dai Padri Predicatori, nei quali si venerava una icona di origine probabilmente greco-bizantina. Secondo una leggenda, che ci tramanda lo storico gesuita Placido Samperi in un testo devozionale del 1644, l’icona proveniva da una nave levantina che l’aveva lasciata in quel luogo, all’interno di una grotta naturale, dopo essere rimasta bloccata per diverso tempo dalle correnti, che i marinai avrebbero interpretato come un segno della volontà dell’icona di rimanere lì. Da notare che il tema dell’immagine sacra dotata di volontà propria che “sceglie” il luogo in cui restare è tipico delle leggende sacre messinesi e siciliane in generale: trae forse il suo prototipo dalla leggenda della Madonna di Trapani, il cui culto è presente anche a Messina, ed una storia simile riguarda l’origine di una altra nota chiesa messinese, quella di Santa Maria della Valle, oggi nota come la Badiazza

 

 

Molto più probabilmente, invece, il nome della chiesa deriva dalla grande pala seicentesca che tutt’oggi è custodita al suo interno, opera del pittore messinese Domenico Marolì, raffigurante la Natività (da cui il nome di Madonna della Grotta); essa fu probabilmente dipinta nella metà del XVII secolo, ad ornamento del nuovo tempio che proprio in quel periodo, nel 1622, era stato fatto ricostruire per ordine del Vicerè di Sicilia Emanuele Filiberto di Savoia.

Il progetto venne affidato a un importante esponente del barocco seicentesco messinese: l’architetto Simone Gullì, che proprio in quegli anni si era occupato del monumentale progetto della Palazzata, il Teatro del Mare, monumentale cortina di palazzi destinata ad ornare, con un unico respiro stilistico, la banchina del porto della Città. Per questa piccola ma monumentale chiesa, Gullì ideò un tempietto a pianta circolare con la caratteristica cupola circondata dall’ampio porticato, che, per la sua pittoresca posizione lungo la spiaggia, diventerà nei secoli successivi un soggetto d’elezione per stampe, dipinti e in seguito fotografie d’epoca.

La chiesa seicentesca, purtroppo, già danneggiata dal terremoto del 1783, a seguito del quale fu restaurata, non resse al drammatico sisma del dicembre 1908 che la rase al suolo. Nel 1928, su interessamento dell’arcivescovo Angelo Pajno, di cui si ricorda la fervente attività di costruttore e ricostruttore di chiese sul territorio messinese, fu progettato il suo recupero. La nuova chiesa, ricostruita dagli architetti Viola, Basile e Fichera, è il frutto di un compromesso storico fra la volontà della Sovrintendenza, che intendeva ricostruire la chiesa nella maniera più fedele possibile all’originale barocco , e quella dell’allora parroco Gentile, che desiderava una chiesa più grande in linea con le esigenze della comunità parrocchiale, decisamente aumentata di numero rispetto ai tempi passati. Oggi quindi ciò che vediamo sono in realtà due chiese in una: il tempietto circolare fedelmente ricostruito a partire dal progetto del Gullì, benchè con tecniche moderne, e la nuova chiesa, a pianta rettangolare, che comunica con esso. Perduti sono, purtroppo, i sontuosi interni seicenteschi e settecenteschi in stile barocco, mentre resta, come già accennato, la pregevole pala del Marolì, sotto la grande cupola.

Con la sua silhouette da cartolina, la chiesa della Madonna della Grotta domina ancora, come 400 anni fa, il lungomare nord di Messina, e guarda la Calabria dalla bella spiaggia di Pace: che aspettate quindi a farvi anche voi un bel tuffo, nelle acque dello Stretto, assieme alla Storia e alla bellezza?  

Gianpaolo Basile

Ph: Giulia Greco

di Redazione UniVersoMe

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