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Diario di una fuorisede superstar – 1ª Parte

Penelope camminava a tutta velocità.

Era appena sbarcata dal traghetto e aveva una manciata di minuti per raggiungere la stazione, non poteva perdere la coincidenza.

Le ruote del trolley che si portava dietro facevano eco a contatto con i ciottoli delle strade, ma non più dei suoi stivaletti di cuoio marrone scuro, inadatti alla stagione ma non al suo stile.

Sulle spalle portava il peso di un borsone gigante, era difficile credere che una persona minuta ed esile come lei riuscisse a trasportare così tante cose.

Dopo un ultimo stacco, degno delle olimpiadi, riuscì a salire sul tram.

La corsa le aveva fatto accelerare i battiti e, all’attaccatura, i capelli iniziavano ad appiccicarsi sulla fronte per il sudore.

Avrebbe voluto legarli in una coda, ma una mano reggeva un beauty case e l’altra era aggrappata, con forza, ad una sbarra del veicolo, il quale sembrava incurante degli strattonamenti continui procurati ai passeggeri.

Trovare un sedile libero a quell’ora sarebbe stato un sogno, qualcuno che invece le cedesse il posto, le sembrava proprio un miracolo.

Non era né incinta né ultraottantenne per pretenderlo senza vergognarsene, quindi si limitò a osservare l’ambiente che la circondava.

Incrociò, per un secondo, lo sguardo di un ragazzo, era alto a tal punto che i suoi ricci sbucavano fuori da tutta quella calca; Penelope sapeva che non l’avrebbe più rivisto, poteva essere un universitario come lei, certo, ma con la sfortuna che aveva in ambito, sicuramente, si disse, ”frequenterà la facoltà più lontana dalla mia”.

Era Settembre, il sole luminoso e tiepido , del primo pomeriggio, tuttavia la rincuorava.

Era il suo primo giorno da fuorisede, stava raggiungendo l’appartamento dove avrebbe vissuto nei successivi tre anni e non aveva idea di chi vi avrebbe trovato dentro; non era certa, in effetti, neppure se il proprietario della casa fosse riuscito a trovare altri coinquilini.

Questo la preoccupava, si era sempre considerata una ragazza socievole, seppur stare da sola le piacesse talvolta.

Lei era riuscita ad arrivare a lui attraverso un passaparola nel suo paese, il cugino del fidanzato della sorella di una cara amica di sua madre (eh già, proprio così funzionano i paesi) aveva fatto sapere che si era liberata una stanza in città, in una casa ben arredata, con giusto uno o due problemucci, facilmente superabili si intende.

Ma si sa, i fuorisede sono coraggiosi, impavidi e privi di timore di incontrare esseri millepiedi o dotati di strane ali all’interno delle loro cucine; insomma, dei veri supereroi.

O almeno, così Penelope aveva sentito dire dalle cugine più grandi, ormai laureate, sopravvissute, dunque, ad anni di esperienze disastrose e difficilmente raccontabili della vita universitaria.

Le porte del tram si spalancarono e finalmente Penelope prese una boccata d’aria fresca.

Continuò a camminare per un altro po’ fino a raggiungere il vecchio portone del palazzo dove avrebbe vissuto.

Lo stucco, di un colore tra il verde scolorito e il grigio scuro, si staccava a tratti dal muro.

Penelope aveva le chiavi, ma sapeva che recuperarle non sarebbe stato semplice, innanzitutto perché non sapeva in quale delle borse potessero trovarsi.

Provò, senza crederci troppo, a citofonare, più per recuperare il fiato che per altro.

”Chi è?” rispose una trillante voce femminile, qualche secondo dopo.

To be continued…

Ilaria Piscionieri 

di Tempo Libero

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