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Se fosse tuo figlio – Nicolò Govoni

 

Dedicare se stessi agli altri. Voto UvM: 5/5

 

 

 

 

 

 

“Se non io, chi?
Se non ora, quando?”
La storia di un ragazzo, cui esempio ci insegna come realizzare i nostri sogni.

 

Già autore di “Bianco come Dio” (recensito qui), Nicolò Govoni torna con un nuovo libro: “Se fosse tuo figlio” pubblicato l’11 giugno di quest’anno ed edito Rizzoli.

Una storia vera fatta di profondo amore e resilienza ci accompagnano lungo il percorso di Nicolò, bellissimo e tortuoso, verso la realizzazione della sua missione.

 

Come già raccontato in altri libri, il ragazzo, oppresso da uno stile di vita preconfezionato e dal vuoto interiore, parte per l’India rurale. Qui i bambini di Davayavu Home si “insediano” nel suo cuore, insegnandogli ad amare.
Dopo la laurea adempie ad una promessa: ”Prendi l’amore che ti abbiamo insegnato e diffondilo nel mondo”.

Da qui ha inizio un’avventura piena di scelte difficili e coraggiose, dove numerosi sentieri si incontreranno su uno sfondo gelido che tornerà a rinascere.

 

Nicolò. 

Dopo quattro anni di Amore in India Nicolò torna a casa, brama di mantenere la promessa fatta ai suoi fratelli. “Diventerò il cambiamento” si ripete, ma l’Europa gli sta “un po’ più stretta”.
Non vede come poter concretizzare il suo sogno e, sulla linea stabilita tempo prima, decide di fare richiesta per una borsa di studio a New York.
Nel frattempo fa volontariato nell’isola greca di Samos.

L’hotspot. 

Ribattezzato Lager d’Europa, il campo non dispone di elettricità. I rifugiati sono costretti a vivere in container o in tende di fortuna nel bosco circostante.

I servizi igienici sono minimi e pile di rifiuti sono sparpagliate qua e là.
La capienza arriva a un massimo di 600 persone ed è largamente superata dalla cifra di 4000 rifugiati. Questo impedisce un normale accesso ai servizi essenziali come le cure mediche e l’alimentazione.

Le condizioni di vita insostenibili generano continue risse.

“Non è in Siria o nelle moschee d’Europa che si coltiva il terrorismo, ma in campi come questo, dove le persone perbene, spaventate, vulnerabili vengono trattate come criminali, dove le loro identità vengono spazzate via giorno dopo giorno.”

I Dreamers. 

Nicolò non tollera i traumi che il campo infligge ai bambini.
Insieme a Sarah, una volontaria come lui, creano la classe dei Dreamers restituendo loro il diritto all’istruzione e un po’ di tranquillità nelle ore del mattino.

Intanto riceve una notizia: gli è stata assegnata una borsa di studio per un’università di New York. Il sogno che ha fin da bambino è ora a portata di mano: che fare? Come abbandonare adesso quei bambini che hanno bisogno di lui?
Nicolò resta. Resta per loro, per i suoi Dreamers.

“La classe ascolta ma, quando viene il momento di ricopiare le lettere sulla carta, realizzo che alcuni di questi bambini sono incapaci anche solo di tenere in mano la matita. Mi trovo davanti a una generazione di potenziali scienziati, artisti, dottori e ingegneri. Il pensiero che i loro talenti possano finire sprecati mi spezza il cuore.”

Via via l’operato di Nicolò diventerà sempre migliore fino a fondare Mazì, la prima scuola per bambini rifugiati.
Qui vengono insegnati inglese, greco, biologia, geografia, storia, cultura europea, musica, arte, falegnameria, danza e informatica.

L’incontro. 

In questo meraviglioso percorso la stella più in alto è forse rappresentata da Hammundi, un bambino rifugiato che ha perso la sua famiglia.

Hammundi è arrivato in Europa con lo zio e le sue cugine fuggendo dalla guerra.
I traumi si sommano lungo la sua piccola vita: la morte del padre, i bombardamenti, la fuga in Turchia e l’orribile traversata in mare.

Il campo non lo risparmia facendolo cadere nella trappola del fumo e dell’autolesionismo.

Nicolò non riesce a restare a guardare. Lo integra nella classe dei Dreamers prima e denuncia alle autorità la violazione dei suoi diritti poi.

Qui emerge tutto il marcio del sistema, comprendente l’amministrazione dell’hotspot, le grandi ONG e il governo greco.

Numerosi sono i report e le pressioni fatte dal giovane, ma dall’altra parte solo silenzio.

Il libro vuole fungere da denuncia nei confronti di tale indifferenza citando i responsabili, affinchè chi è lontano possa vedere e conoscere le problematiche che affliggono ogni giorno il piccolo universo del campo Samos.

Perchè acquistare questo libro?

 

 

Se credete che questo libro racconti una storia di volontariato vi state sbagliando.
Molto più semplicemente si tratta di una storia di persone vere, che hanno affrontato gli stessi dubbi e che hanno vissuto le stesse speranze che potremmo vivere noi.

La lettura non può che arricchirci, in quanto non finiremmo che conoscere un po’ noi stessi.

È la storia di qualcuno che ce l’ha fatta, e che puoi insegnarci cosa vuol dire amare il proprio sogno fino ad essere folli.

Il ricavato della vendita del libro sarà utilizzato per costruire una scuola per bambini profughi in Turchia.

Angela Cucinotta

di Recensioni

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