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Le tre mete perfette da visitare a luglio

Quali saranno le mete perfette da visitare a luglio?

 

1. Santa Cristina d’Aspromonte: il torrente Calivi è anche conosciuto come Fiumara Galati ed è uno dei quattro torrenti (o fiumare) che interessano il comune di Santa Cristina d’Aspromonte (insieme al Duverso, al Lago e al Calabretto) e che segna il confine con il comune di Oppido Mamertina.Il Calivi si trova poco più a monte di Santa Cristina, raggiunta la quale è sufficiente proseguire per qualche chilometro sulla strada provinciale 112 fino a raggiungere il “ponte calivi”; lo si riconosce per via dei resti di un ponte più antico, spazzato via dalla furia del torrente.

A quel punto si lascia l’auto e inizia l’escursione!

Un piccolo sentiero al lato del ponte conduce direttamente sul greto del torrente e si puó notare la presenza di una briglia di contenimento, letteralmente sventrata dalla corrente.

Come quasi tutti i torrenti Aspromontani del lato tirrenico, il Calivi è insediato in una forra ricca di vegetazione e apparentemente ostile.

Ad uno sguardo più attento, accompagnato da una buona preparazione fisica e materiale (abbigliamento e accessori per l’escursione), si scopre poco a poco che quella che all’inizio sembrava ostilità è, in realtà, l’ennesima prova di natura pressochè incontaminata che si riscontra in Aspromonte.

La risalita del torrente è un’esperienza entusiasmante, caratterizzata da una totale immersione nella natura, tra la rigogliosa vegetazione e le acque cristalline.

Sul percorso del torrente, infatti, si formano numerosi laghetti dai colori cangianti tra il verde smeraldo e il blu cobalto che durante i mesi estivi sono meta di alcuni gruppi di irriducibili bagnanti. Dopo circa 20-30 minuti di cammino, alternandosi sulle due sponde del torrente e su tratti appena accennati di sentiero, si giunge in vista di un pianoro, c.d. “Piano Calivi“, sul quale insistono le vestigia di un’area probabilmente dedicata ad attività ortive, sulla quale si rinvengono numerosi muretti a secco.

Secondo il glottologo Rohlfs il toponimo “calivi” significa “piccole capanne” (dal grecanico), dunque potrebbe essere che i muretti visibili fossero sovrastati da una copertura in legno della quale, per questo, non è rimasta traccia. Tutta la zona circostante e sovrastante il torrente, in realtà, presenta tracce del passaggio umano: muretti e resti di antiche costruzioni, tra le quali l’antico abitato di Santa Cristina, distrutto dal terremoto del 1783 (Cocuzzolo dei Diavoli). I torrenti aspromontani sono affascinanti ma richiedono attenzione e preparazione. In assenza di un vero e proprio sentiero da seguire, come nel caso del torrente Calivi, è necessario sapersi orientare e procedere con cautela, fissando dei punti di riferimento per il ritorno. La direzione da seguire è quella del torrente, ma non è sempre possibile attraversarne il greto; in alcuni punti la parete rocciosa impedisce il passaggio e bisogna cambiare sponda, in altri ci sono accenni di sentiero che, però, potrebbero portare fuori strada. Mantenete sempre alta l’attenzione e scegliete il punto più facile ed al contempo più vicino al torrente. Dal punto di vista fisico è necessaria una discreta attitudine ai percorsi accidentati ed una buona agilità: alcuni punti richiedono piccole arrampicate e attraversamenti precari sulle rocce del fiume. E’ buona norma dotarsi di scarponi impermeabili.

2. Il santuario di Santa Maria dell’Isola a Tropea.

Riaperta al culto dopo 9 anni, la chiesa di Santa Maria dell’Isola sorge su un bellissimo isolotto che è riconosciuto come simbolo di Tropea nota località turistica della Calabria che si affaccia sul Tirreno calabrese. Probabilmente in passato poiché l’isolotto era staccato dalla terra ferma era divenuto meta di intrepidi eremiti, successivamente a seguito del sisma del 1783 e dell’onda anomala scaturita da esso l’isola di Santa Maria venne allineata all’arenile Tropeano. Sulla chiesa dell’isola che da poco è stata riaperta al culto c’è molto da dire, immersa nella tipica vegetazione mediterranea accompagnata da aiuole e panchine dove ristorarsi e godere di una vista spettacolare, si erge maestosa questa basilica voluta dai Benedettini.

3. Al Castello Ruffo di Scilla si svolgerà il Summer Camp dal titolo “Emisferando: equilibri, ponti, incontri, scoperte”.

Dal 18 al 20 luglio 2019, presso il Castello Ruffo di Scilla (RC), si svolgerà il Summer Camp dal titolo “Emisferando: equilibri, ponti, incontri, scoperte”, su iniziativa del Dipartimento DIGIES dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, diretto dal prof. Massimiliano Ferrara, in collaborazione con il Laboratorio Italiano di Ricerca e Intervento per lo sviluppo del Potenziale, del Talento e della Plusdotazione dell’ Università di Pavia, diretto dalla prof.ssa Maria Assunta Zanetti. L’iniziativa scaturisce dall’esigenza fortemente avvertita sul territorio di valorizzare la sinergia Scuola-Famiglia-Università per sensibilizzare la Comunità educante sul tema dell’alto potenziale cognitivo, incrementare l’inclusione scolastica e la possibilità di gestire l’eterogeneità delle classi attraverso curricola orientati alla formazione dei talenti e strategie didattiche differenziate, adattive e personalizzate, capaci di rispondere alle esigenze di tutti gli studenti e sviluppare il potenziale di ciascuno. Pur essendo quello della plusdotazione un tema assai attuale, il sistema scolastico italiano non prevede delle azioni dedicate al riconoscimento e alla valorizzazione dei bambini ad alto potenziale cognitivo, spesso a rischio di disagio socio-relazionale, noia, distrazione, isolamento e drop-out. Durante il Summer Camp si svolgeranno, in parallelo attività di formazione, offerta sulla piattaforma Sofia del Miur– rivolta a docenti della scuola pedagogisti, educatori; attività di parent training, tre Laboratori specificatamente rivolti a bambini ad alto potenziale cognitivoCompletamente isolato, il castello Ruffo di Calabria, universalmente noto con il nome di castello di Scilla, è situato su uno sperone di promontorio all’imbocco dello Stretto di Messina, in posizione dominante sia verso la costa che verso la città.

Da fonti storiche risulta che il sito fu utilizzato come postazione strategica già dagli Etruschi (VII secolo a.C), per divenire poi oggetto di opere di fortificazione durante il periodo magnogreco quando, come riferisce Strabone, venne munito di strutture difensive da Anassila, tiranno di Reggio, in seguito ampliate nel periodo romano. Le prime strutture murarie rintracciate dagli scavi risalgono all’impianto del monastero di San Pancrazio, edificato intorno alla metà del IX secolo dai Padri Basiliani per difendersi dalle incursioni dei Saraceni provenienti dalla Sicilia.Nel 1060 Scilla fu conquistata da Roberto il Guiscardo, che attestò sulla rocca un presidio militare.

Nel XIII secolo il castello fu ulteriormente fortificato da Carlo d’Angiò e nel 1469 fu concesso da Ferrante I a un cavaliere vicino alla corte aragonese, Gutierre De Nava, che fece eseguire nuovi interventi di ampliamento e di restauro.

Nel 1533 il castello fu acquistato da Paolo Ruffo che restaurò anche il palazzo baronale annesso; nel 1578 i Ruffo ottennero il titolo di principe.

Il 5 febbraio 1783 fu danneggiato da un forte sisma e nel 1810 fu restaurato; subì gravi danni anche dal terremoto del 1908.

Dal 1808 il castello è di proprietà demaniale dello Stato. Negli anni 1970-1980 è stato adibito a Ostello della Gioventù e recentemente è stato nuovamente restaurato ed è un importante centro culturale (Centro regionale per il recupero dei centri storici calabresi) e sede di mostre e convegni. La struttura sorge su un promontorio roccioso che divide le due marine, Maria Grande e Chianolea, e presenta una pianta irregolare con edifici di diverse epoche (tra cui anche il faro), ma che nel suo complesso conserva ancora la configurazione del forte, con cortine, torrioni e feritoie. Attraverso un ponte si accede alla fabbrica il cui accesso principale è costituito da un portale in pietra con arco a sesto acuto sormontato dallo stemma nobiliare dei Ruffo e da una lapide che ne ricorda il restauro cinquecentesco. Quindi, attraverso un androne a volta ribassata, si accede ad un cortile, dove uno scalone esterno conduce all’ingresso della residenza baronale. Poiché il castello era di proprietà di una delle più ricche e importanti casate del regno, è dotato di ampi e bei saloni, un tempo sede di una collezione di quadri voluta da Tiberio Ruffo e di una armeria.

Organizzate una mappa con tutte le mete da visitare e partite all’avventura!

Carmela Caratozzolo

di Benedetta Sisinni

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