Ron Howard: da attore a regista in nome dell’arte

Tanti auguri a Ron Howard che oggi compie 66 anni!

Il noto regista hollywoodiano è stato autore di grandi film come Apollo 13 (1995), Il Grinch (2000), A Beautiful Mind (2001), Il Codice da Vinci (2006), Angeli e Demoni (2009) ed Inferno (2016).

Mr Howard incarna perfettamente l’ideale di un’evoluzione cinematografica alla quale aspirano diversi attori e registi, ma che spesso non riescono a raggiungere.

Ripercorriamo insieme i tanti successi sui quali ha messo la firma, alcuni in veste di attore, altri nei panni di regista.

Ron Howard al festival di Cannes nel 2018- Fonte: wikipedia.org

Gli inizi da attore

Figlio degli attori Rance Howard e Jean Speegle Howard, nasce a Duncan nel 1954 ed inizia a lavorare nel mondo della recitazione dalla tenera età di 5 anni, prendendo parte all’episodio La Giostra della famosa serie Ai confini della realtà (1959). Dopo una sequela di ottime interpretazioni, ottiene il successo mondiale grazie all’iconico personaggio di Richie Cunningham di Happy Days di cui è il protagonista per le prime 7 stagioni. Nel 1977 mentre è ancora una delle star della celebre serie (della quale faceva parte anche il mitico Fonzie interpretato da Henry Winkler) dirige 3 cortometraggi ed anche il suo primo film, intitolato Attenti a quella pazza Rolls Royce, ottenendo un gran successo al box office ed opinioni miste dalla critica.

In seguito all’abbandono di Happy Days, dove tornerà a vestire i panni di Richie solo per qualche episodio, si dedica interamente alla regia.

A sinitra Henry Winkler (Fonzie) e a destra Ron Howard (Richie) sul set di Happy Days – Fonte: yahoo.com

 

Howard regista

Il primo grande successo di Ron Howard regista è Night Shift – Turno di notte (1982), che vanta tra i protagonisti un ancora sconosciuto Michael Keaton e Shelley Long.

Nel 1995 esce nelle sale Apollo 13 con Tom Hanks nei panni dell’astronauta Jim Lovell. La pellicola, che si è aggiudicata 2 premi Oscar per miglior sonoro e miglior montaggio, consacra Ron Howard come uno dei migliori registi in circolazione. Nel 2000 è la volta de Il Grinch, con protagonista Jim Carrey, che viene osannato dal pubblico mondiale, seppur non particolarmente apprezzato dalla critica.

Nel 2001 invece con A Beautiful Mind, Howard viene premiato con l’Oscar per la miglior regia e per il miglior film. Nel 2006 esce Il Codice da Vinci e successivamente Angeli e Demoni (2009) ed il film che chiude la trilogia Inferno (2016), tutti con Tom Hanks che incanta il pubblico con delle brillanti interpretazioni, mediante le quali riesce a tenere alta l’attenzione dello spettatore dinnanzi alle complesse trame caratterizzate da allegorie e misteri apparentemente irrisolvibili.

Infine nel 2019 esce Pavarotti, un documentario sulla vita del cantante lirico nostro connazionale, dove è possibile vedere interviste, concerti ed immagini provenienti dagli archivi della famiglia Pavarotti.

Ron Howard e Tom Hanks sul set de Il Codice da Vinci – Fonte: rte.ie

 

Da attore a regista

Perché decidere di abbandonare una delle serie di maggior successo nella storia della televisione della quale sei il protagonista e che ti ha reso una delle maggiori star di tutta l’America?

La riposta è: per l’arte. Eppure Ron Howard poteva anche continuare forse per un altro decennio a rivestire i panni di Richie in Happy Days, visto il successo planetario che aveva riscosso. Invece no, ha deciso di sbilanciarsi e di provare ad imporsi come regista (riuscendoci alla perfezione).

Partiamo dalla definizione generale del termine attore (riassumendo enormemente il concetto perché non basterebbero 3 articoli per parlarne in maniera dettagliata). Egli è un interprete che deve recitare delle battute all’interno di una rappresentazione artificiale di un determinato contesto sociale e, se bravo, possibilmente deve far nascere un’emozione in colui che lo osserva.

Reciti bene o reciti male, alla fine ti pagano ugualmente. Stesso discorso varrebbe anche per registi, sceneggiatori, doppiatori, ecc.

Peccato che il cinema non funzioni come una qualsiasi azienda, dove ognuno ha i suoi ruoli ben definiti e dove non sono ammesse ingerenze in campi al di fuori della propria sfera di competenze. Ad esempio, nel caso in cui un attore dovesse ritenere di dover dare una battuta in maniera diversa da come l’aveva in mente originariamente il regista, l’attore stesso può “modificare” la battuta, partecipando così al processo creativo del regista.

In realtà, questo avviene molto spesso, dato che il fine principale del cinema è quello di emozionare il pubblico: dunque, la collaborazione è sacra.

Abbiamo visto come l’attore in quanto tale ha già dentro se stesso una piccola vena registica.

Ron Howard in veste di regista – Fonte: gossipetv.com

Diventare un regista, dal punto di vista pratico, è un discorso ben più complesso.

Nel momento in cui firmi un contratto per dirigere un film, divieni responsabile per qualsiasi cosa sia presente sul set e nel contempo devi coordinare il lavoro di tutti gli attori, sceneggiatori, scenografi, costumisti, cameraman, tecnici, elettricisti e tanti altri, rispettando i tempi categorici imposti dalla produzione. Ron Howard ha accettato tutto ciò, rinunciando a tutti i benefici di una vita agiata da star mondiale della televisione, per imporsi come regista rischiando la sua intera carriera solo ed esclusivamente per condividere la sua arte.

Già solo per questo il suo lavoro risulta lodevole: poi, visti i suoi grandi successi, ovviamente merita ancor più elogi.

Ron Howard è davvero un grande regista, capace di raccontare storie dalle trame particolarmente complesse in maniera chiara ed avvincente riuscendo a coinvolgere ed a non annoiare mai lo spettatore. A testimonianza di ciò, la stragrande maggioranza dei suoi film registrano degli incassi monstre al box office.

Speriamo che il regista continui a sfornare tante altre pellicole di qualità!

Vincenzo Barbera

 

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