Perché il professore ci ha dato una lezione

Non fatevi infervorare subito dal mero titolo, anche se so che già vi siete fatti un’idea di ciò che sto per scrivere. In realtà, la questione merita una complessa e completa disamina, oltre ogni campanilismo e sensazione del momento.

Un uomo, coadiuvato dalla sua squadra governativa, Parlamento ed istituzioni di ogni ordine e rango, si è trovato di fronte alla più grande crisi sanitaria ed economica, oserei dire “umanitaria”, che la memoria di chi legge riesca a ricordare: ma pur sempre un uomo. Partiamo da questo dato – incontrovertibile – e vediamo come il nostro Premier sia arrivato alla ormai famosa conferenza del 10 aprile, che tanto clamore ha destato nell’opposizione, direttamente nominata, e nei suoi sostenitori.

Iniziamo proprio da Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Leader così simili come idee e modi di fare, esponenti di quella che definirei metapolitica, sostenuta dai potenti mezzi che i social network offrono al giorno d’oggi: sembra impensabile non correlare la loro ascesa e popolarità alla larghissima diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione, visto l’uso “compulsivo” che i due (e i loro staff) ne fanno.

Con tutta l’attenzione del Paese, Conte ha dichiaratamente accusato Meloni e Salvini di diffondere menzogne, senza che potessero replicare nella medesima – gigantesca per visibilità – sede.

Fonte: Il Riformista

La prima domanda che viene istintivamente in mente è: lo avrebbero fatto anche loro a parti invertite?

La risposta, con buoni margini di verità, è : questo al contempo vuol dire poco; al massimo può invalidare il piagnisteo scatenatosi nelle ore e giorni successivi. Ma ai “cambio idea” dell’ultimo minuto ci hanno abituati ormai: migliaia di immagini circolano puntuali in seguito a loro affermazioni, confrontando post di tempi diversi totalmente (oltre ogni ragionevole accettabilità) in disaccordo.

Probabilmente – aggiungo – avrebbero fatto di peggio. In tempi di Coronavirus, i due leader si sono limitati a fare – purtroppo – quello che in genere fanno in tempi di pace: proclami, diffusione di fake news, complottismi, rappresaglie prive di utilità, se non alla loro perenne campagna elettorale. Specchio di ciò, il loro contributo, in termini di proposte accolte, è stato praticamente nullo.

Colpa dei cattivoni al governo? Chi vuol rispondere di sì lo faccia, ho poco da dire a loro. Basta scorrere i profili Facebook dei due leader, riascoltare le interviste rilasciate, per scorgere in ogni proposta un tentativo più che di essere d’aiuto, di dire che si sta contribuendo. Dai famosi “soldi direttamente sul conto” della Meloni (verificate la falsità delle cifre ed il riferimento alla Svizzera) al “riaprire le Chiese perché la scienza non basta” (?) di Salvini, ennesimo richiamo all’elettorato cattolico. Roba da far impallidire anche Papa Francesco.

Tabella tratta da “il Fatto Quotidiano” del 12/04/2020. Dati Agcom

Forse, se nessuna proposta è stata accolta è perché non si tratta più di fare politica con la P maiuscola, concetto che – sia chiaro – non ritrovo pienamente espresso in nessun partito odierno: si tratta di fare a gara a chi la spara più grossa, a chi urla più forte, anche quando una proficua collaborazione e un dibattito serio sarebbero stati utilissimi. Per intenderci, non si può lasciare soltanto alla maggioranza, dal punto di vista prettamente ideologico, un peso così grande: e senza dubbio, ne sono fermamente convinto, tutti i provvedimenti presi erano e saranno perfettibili. Ma mi chiedo come, se ormai il dibattito politico è stato sostituito da post e tweet. Non scorgo nessun “fare le pulci al governo”, sacrosanto compito dell’opposizione, come ha detto qualche editorialista più esperto di me.

Sicuramente in politica ognuno tira acqua al suo mulino, come è giusto che sia. Però, si può essere così abietti da applicare questo principio – e limitarsi solo ad esso – anche in una situazione del genere? La risposta, a quanto dicono i fatti, sembra essere sì. Non solo a livello nazionale, state bene attenti.

Ma torniamo al nostro uomo: perché le parole di Conte ci avrebbero dato una lezione? Di cosa? Certamente non di correttezza politica, vista la modalità monopolistica che ha adottato per porre il suo attacco. Ma, mi chiedo, avevamo bisogno di una tale lezione? E soprattutto, Meloni e Salvini che insegnamenti ci hanno dato a riguardo? Ben pochi. Ecco perché io – e come me tantissimi altri – non mi sento di biasimare il Premier.

Di tutt’altro avviso il direttore del TgLa7, Enrico Mentana, attacca i metodi del Premier Conte

Chi mastica social, chi è esposto costantemente ad una arena virtuale, vetrina delle più disparate e bizzarre informazioni, conosce le insidie e le crepe di questi strumenti del terzo millennio. E vede continuamente insinuarsi in tali crepe, allargandole fino a farle diventare voragini, personaggi di ogni tipo, non ultimi – sicuramente per importanza – politici. Un regno fatto di bit, dove le fake news dilagano e i complotti attirano sempre più persone. In questo labirinto di informazioni è facile perdersi. A maggior ragione se qualcuno ti elimina i punti di riferimento, ti spinge verso gli angoli più sperduti e bui. E siamo veramente più che stanchi di una totale mancanza di strumenti che frenino questa ondata di ignoranza, ma sopratutto di chi – l’ondata – la cavalca.

Ci hanno dato uno strumento senza che tutti – ahimè sopratutto i più grandi – fossero pronti ad utilizzarlo. Piattaforme sulle quali con un click puoi: arrivare costantemente ed immediatamente a milioni di persone, eliminare e censurare chi lascia feedback negativi, creare ed utilizzare profili falsi per far sembrare che qualcuno sostenga le tue idee.

Internet in veste di strumento accolto come “la vera democrazia diretta” (di certo non risparmio altri leader e partiti in questa analisi) ma che di democratico ha veramente poco. A corredo di tutto ciò, la crescente ed opprimente impossibilità non solo di un vero dibattito politico, ma anche di un confronto interpersonale con alcuni figli di queste contraddizioni.

Piattaforma online utilizzata dal Movimento 5 Stelle, acclamata come espressione di vera democrazia diretta

Impensabile avviare un dialogo se dietro tutto ci sono sempre “i poteri forti” se ogni cosa è detta perché “qualcuno vuole farcelo credere”. Metodi di verifica dei fatti e delle fonti ufficiali sembrano miraggi, sconosciuti spesso a giornali e giornalisti, quanto più alle persone comuni. Postate una qualsiasi bufala su Facebook e vedrete come un gruppo folto di persone – anche politici – vi daranno seguito se fa comodo o se semplicemente vogliono avere qualcosa da dire su argomenti che non conoscono minimamente.

Ecco perché chi ha un minimo di competenza in qualsiasi campo, non trova spesso nel web un mezzo adeguato per fare informazione reale e puntuale. Ed ecco perché Conte ha bacchettato in diretta nazionale chi più di tutti avrebbe dovuto semplicemente avere la sensibilità, in un momento così buio, di non spegnere le poche certezze che le fonti ed i dati ufficiali ci danno quotidianamente. Giornalisti scorretti, accalappiatori di consensi, spacciatori di fake news: il Coronavirus non ha fermato nessuno di loro.

Francisco Goya, Il sono della ragione genera mostri – Fonte: Wikipedia

Le parole di Conte, seppur avvertite come evitabili, in realtà non erano più rinviabili: esito di questo meccanismo perverso di informazione che se nelle mani sbagliate può accecare e soggiogare le masse, spingendoci nelle tenebre dell’intelletto, nel sonno della ragione. E questo governo non lavora con il favore delle tenebre, abbiamo imparato. Ecco quindi che l’uomo, il professore, il Premier Giuseppe Conte, ci ha dato una lezione ben più grande di quanto ci aspettassimo e di quanto lui stesso immaginasse, seppur in modo poco leale. Ma in questo si intravede la fragilità dell’essere umano.

L’uomo che sotto mille pressioni non si può permettere di combattere anche con le menzogne, ha lanciato un monito su chi fa un uso meschino e scorretto delle informazioni, anche grazie ai mezzi che abbiamo oggi. Ha dato voce ai tantissimi che si sono stancati di questo meccanismo.

Ed ora si respira un’aria nuova.

Emanuele Chiara

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