5 film di Tornatore: il regista che ci rende fieri di essere siciliani (e italiani)

Il 27 maggio del 1956 nasce a Bagheria Giuseppe Tornatore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. Se la grandezza di un artista è quella di creare opere universali capaci di parlare in ogni tempo e luogo, Tornatore ci è sicuramente riuscito; la sua ultima fatica cinematografica (La corrispondenza – 2016) ruota attorno a un tema più che attuale: è possibile continuare a stare vicini a chi amiamo grazie alla tecnologia?

Nel consigliarvi cinque tra i suoi film più belli –  compito arduo in mezzo a una carriera così straordinaria- noi di UniVersoMe partiamo però dalla sua Sicilia, che ha saputo raccontare come pochi altri, da Baarìa (Bagheria) che non è solo un paesino, ma anche “un suono antico, una parola magica, una chiave”.

Giuseppe Tornatore al Taormina Film Fest del 2007 – Fonte: archivio di Paolo Barbera ©

1) Baarìa (2009)

Una sontuosa produzione che fruttò diversi riconoscimenti (2 premi su 14 nomination ai David di Donatello, 1 nomination al Golden Globe come miglior film straniero, e 1 Nastro d’Argento) ma costò molte critiche e proteste.  I costi di produzione sono stati troppo dispendiosi a fronte dei guadagni al botteghino? E la scelta di girare la scena d’uccisione di un toro per dissanguamento in Tunisia è stato un tentativo di aggirare le leggi italiane per la protezione animale? Al di là di queste perplesstià, che causarono qualche grana giuridica al nostro Tornatore, Baaria è una di quelle grandi narrazioni alla C’era una volta in America, ormai rare nel cinema odierno.

Baaria: locandina. Fonte: aforismi-meglio.it

La pellicola si snoda senza linearità temporale attorno alla storia di emancipazione di Peppino Torrenuova (Francesco Scianna), partendo da un’infanzia di stenti durante l’epoca fascista, passando per l’incontro con la bella Mannina (Margaret Madè) fino ad arrivare alla sua affermazione come segretario di sezione del Partito Comunista Italiano.

La vita di Peppino è però solo lo spioncino attraverso cui Tornatore getta lo sguardo su quella civiltà contadina che non esiste più e che ama raccontare tra magia e realismo, epica e narrazione popolare. Paesani che posano per farsi ritrarre sulla volta della chiesetta nelle vesti di apostoli, mostri di pietra così deformi da non poterli guardare (pena il parto di figli storpi), mosche intrappolate dentro trottole di legno, sembrano quadretti tinteggiati nelle leggende raccontate dai nostri nonni attorno al braciere.

La villa di Palagonia con i suoi “mostri”. Fonte:cinematographe.it

Azzeccata e in sintonia con la trama la scelta di attori siculi d’eccezione. Oltre a Madè e Scianna, Beppe Fiorello, Lo Cascio e altri: chi si aspettava di trovare in un film prevalentemente drammatico talenti comici come Nino Frassica, Ficarra e Picone o ancora Aldo Baglio?

2) La leggenda del pianista sull’oceano (1998)

Stavolta Tornatore si serve di un cast internazionale e delle musiche di Morricone per trasformare in pellicola il monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco. Il 1 gennaio 1900 il macchinista Danny Boodman (Bill Nunn) scova un neonato abbandonato sul transatlantico Virginian, cui darà il nome di Novecento.

Il bambino crescerà sulla nave allietando l’intero equipaggio grazie a una dote particolare: suonare il piano divinamente.

Novecento al piano. Fonte: popcorntv.it

 

La storia di Novecento (Tim Roth), narrata magistralmente da Tornatore, non è altro che l’esempio surreale di tutte quelle vite che non sanno camminare al passo con gli uomini normali e allora tentano di volare!  Musicisti affermati, uomini in cerca di fortuna, belle ragazze, famiglie disperate e soldati salgono e scendono dal Virginian dimenticandosi dell’oceano come fosse solo un effimero ponte di passaggio, proprio come ci si dimentica dell’infanzia.

Novecento nella cabina del Virginian. Fonte: tumblr

 

Novecento sembra guardarli tutti dallo scudo dei suoi “fancul*”, dall’oblò della sua ingenua genialità, quell’oblò dorato messo così bene a fuoco dalla fotografia di Lajos Koltai (vinse non a caso un David di Donatello e uno European Films Awards).

 L’uomo delle stelle (1995)

Se pensiamo all’amore per il cinema messo in scena da Tornatore, ci viene in mente Nuovo cinema paradiso. C’è pero un’altra perla  che racconta l’illusione magica della settima arte: questo film ha per protagonista Sergio Castellitto nei panni di Joe Morelli, agente del cinema in cerca di nuovi talenti. Morelli vaga a bordo del suo furgone per i paesini della Sicilia, “girando” provini a destra e a manca in cambio di 1500 lire a chiunque sogni di diventare una stella.

Davanti alla sua cinepresa accorrono in tanti a raccontarsi: il parrucchiere (Leo Gullotta) stanco delle derisioni per il suo essere “jarrusu” (gay), il brigadiere dei carabinieri (Franco Scaldati) che declama la Divina Commedia in siciliano, l’orfana Beata (Tiziana Lodato) che ha perso il conto dei suoi anni, il pastore (Vincent Navarra) che “talia” le stelle e con esse ci ragiona, proprio come in una lirica di Leopardi.

Il filosofo Walter Benjamin – a proposito del cinema- affermava: “ogni uomo contemporaneo avanza la pretesa di venire filmato”. E guardando L’uomo delle stelle possiamo dire che aveva ragione.

4) Nuovo Cinema Paradiso (1988)

Nuovo Cinema Paradiso è il secondo film di un giovanissimo Giuseppe Tornatore, il quale nonostante non avesse ancora molta esperienza, è comunque riuscito a creare un’opera d’arte cinematografica.

Tramite questa pellicola il regista omaggia la storia ed esalta l’essenza stessa del cinema; ci fa comprendere che dinnanzi alla proiezione di un film siamo tutti uguali e non possiamo fare altro goderci lo spettacolo offertoci.

La regia di Tornatore è magistrale: egli riesce perfettamente ad alternare il dramma alla commedia, scombussolando di continuo lo stato emotivo dello spettatore mantenendosi comunque entro certi limiti, riuscendo così ad esaltare in toto ogni aspetto della storia.

Alfredo e Salvatore mentre lavorano con il proiettore – Fonte: ciakclub.it

Da lodare sicuramente anche il lavoro svolto dal maestro Ennio Morricone, autore della colonna sonora che ci accompagna per l’intero film. La musica esalta i momenti cruciali del racconto e quella vena malinconica, udibile dalle sue note, rafforza esponenzialmente il concetto dell’importanza della memoria, uno dei principali temi del film. Non a caso la scena in cui Totò vede la sequenza dei baci precedentemente tagliati dal parroco,  rappresenta il fulcro dell’intera opera: ci fa comprendere l’immortalità e l’impossibilità di fermare il cinema.

Tutti gli attori presenti nel film mettono in atto delle interpretazioni convincenti e realistiche, soprattutto Marco Leonardi, nei panni di Salvatore da adolescente, e Philippe Noiret, nel ruolo di Alfredo, che hanno incantato ed emozionato il pubblico.

Osannato dalla critica internazionale, il film è stato premiato con l’Oscar ed il Golden Globe per il miglior film straniero nel 1990.

Una pura formalità (1994)

È impossibile analizzare il punto cardine di questo film perché inevitabilmente si cadrebbe in uno spoiler gigantesco. La regia anche stavolta è sublime, tant’è che ancora oggi in molte scuole di regia europee vengono studiate nel dettaglio le tecniche utilizzate in Una pura formalità.

Gérard Depardieu e Roman Polanski in una scena del film – Fonte: it.wikipedia.org

Ambientato in un’atmosfera onirica, il film presenta una serie di scenografie prettamente teatrali, dentro le quali si svolgono dialoghi sofisticati e pieni di metafore, funzionali per lo scorrimento del racconto.

Inoltre, le fenomenali interpretazioni di Gérard Depardieu e di Roman Polanski e l’attenzione maniacale del regista per i dettagli elevano questo film allo stato di capolavoro.

 

Giuseppe Tornatore appartiene ad una serie di registi che purtroppo segnano la fine di un’era del cinema italiano.

La sua capacità di saper narrare una semplice storia come se fosse una poesia è una caratteristica distintiva del suo genio.

Non ha mai rinnegato la sua terra d’origine, anzi ha esaltato le meraviglie, gli usi e i costumi della nostra splendida Sicilia. Quando guardiamo un suo film, oltre che gustarcelo, dentro di noi dovremmo essere fieri di essere siciliani.

Angelica Rocca, Vincenzo Barbera

 

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