Tommaso Cannizzaro

Non possiamo non inaugurare la rubrica sui talenti siciliani con una figura emblematica per la città di Messina, qual è Tommaso Cannizzaro. Un nome a cui oggi sono intitolate la Biblioteca Comunale di Messina e una delle vie principali della città stessa.

Lascia il suo segno a Messina perché
Messina non è stata semplicemente il luogo che ha dato i natali a Tommaso Cannizzaro. Il legame tra questo illustre personaggio del XVII secolo e la cittadina messinese supera i limiti temporali. Un legame che il dotto siciliano ha saputo creare nel corso della sua lunga vita con i propri concittadini, valorizzandone la lingua, le tradizioni e rendendosi promotore di sviluppo culturale. Ha infatti donato, quattro anni prima di morire, la sua personale biblioteca alla cittadinanza.
5.000 degli attuali 51.000 volumi presenti nella Biblioteca Comunale Tommaso Cannizzaro appartengono al nucleo originario del poeta.
Sopravvissuto al terremoto del 1908 scrive per i posteri una lunga poesia,“Per la Città distrutta”, come testimonianza della tragedia vissuta, e che termina col profetico auspicio «Risorgerai nei secoli».
Per tutto quello che il messinese ha fatto, in segno di riconoscimento e gratitudine, nella ricostruzione post-terremoto, la strada sorta sul un Torrente Portalegni prende il suo nome.

Biografia
Poeta, traduttore italiano, critico letterario, nasce il 17 agosto 1838 a Messina da una famiglia altolocata (il padre, don Francesco, discendeva da aristocrazia spagnola ed era senatore della città), che gli permette di avere un’ottima educazione sin dai primi anni di vita.
I viaggi e l’azione garibaldina
A 17 anni si allontana per la prima volta da casa per visitare numerose città della penisola, ma il viaggio è presto interrotto dalla morte del padre, nel 1855, che lo costringe a far ritorno.
Investito dall’ondata di patriottismo di quegli anni, si rende protagonista dell’impresa garibaldina, schierandosi tra i Cacciatori del Faro nella battaglia di Milazzo del 20 luglio 1860. Un secondo lutto però non consente a Cannizzaro di proseguire verso il continente, se non con un supporto morale e propagandistico. Infatti con la perdita del fratello, rimasto unico uomo di casa, eredita la gravosa responsabilità di dover gestire il patrimonio familiare, compito che lo trattiene per lungo tempo nella città natale.
Nel 1863, ormai solo dopo la perdita della madre, si avvia ad un secondo e più lungo viaggio, questa volta in giro per l’Europa. È un periodo che dà un’impronta decisiva alla formazione culturale dell’ancora giovane Tommaso, che ha modo di approfondire la conoscenza delle lingue e di venire a diretto contatto con i maggiori esponenti letterari del tardo-Romanticismo. Degno di nota è il soggiorno che ha fatto a Guernsey, un’isola del Canale della Manica, dove, ospitato dal celebre Victor Hugo, coglie l’occasione ed allaccia un intimo rapporto che prosegue per via epistolare (la corrispondenza tra i due è conservata nella Biblioteca comunale di Messina) e a cui chiede per ben due volte la mano della figlia Adèle, senza ottenerla.
Maturità
Tanto inserito nei circoli intellettuali europei, quanto schivo e riservato nella sua terra d’origine, rientra in Italia e, stabilendosi definitivamente in Sicilia, sposa Maria Kubli, hada lei 7 figli (6 femmine e 1 maschio, morti tutti prima del poeta) e, dal 1868 si ritira nelle sue proprietà tra Messina e Taormina, conducendo una vita tranquilla. Cannizzaro si dedica a vari interessi: studi di scienze naturali, filosofia, ricerca di tradizioni popolari locali, raccolta di minerali e fossili, creazione di una biblioteca personale con opere letterarie italiane e straniere. A questa fase della vita risale la maggior parte della produzione artistica del poeta messinese, raccolte liriche, traduzioni e saggi pubblicati a proprie spese (acquisisce una tipografia a Messina), spesso in forma anonima o con l’impiego di pseudonimi (Oscar Oziman Otzman), a conferma della sua modestia.
Già alla fine dell’Ottocento le condizioni di vita di Cannizzaro diventano sfavorevoli: inizia a perdere progressivamente la vista (fino a non poter leggere e scrivere), nel terremoto del 1908 muore una delle figlie e ancora, nel 1914 il figlio maschio Francesco Adolfo.
Trascorre gli ultimi anni della sua vita da solo e in ristrettezza economica, affidando, attraverso la stesura di un testamento, tutto ciò che di materiale gli resta alla cittadinanza.
Muore a Messina il 25 agosto 1921 e viene sepolto all’ingresso principale del cimitero Gran Camposanto della sua città.

Studi
I primissimi studi risentono molto dell’influenza del padre, che avrebbe voluto una carriera forense o ecclesiastica per il proprio figlio. Perciò frequenta una scuola religiosa, seguendo corsi di filosofia, teologia, economia politica e diritto, con i più prestigiosi maestri del luogo e del tempo (Amore, Monasta, Crisafulli-Trimarchi, Fulci).
Dopo la morte del padre abbandona queste discipline a lui poco inclini e, da autodidatta, si applica alla lettura di opere classiche e allo studio delle lingue straniere. Impara l’inglese, lo spagnolo, il portoghese, il tedesco, il russo, l’ungherese, il danese, lo svedese e persino alcune lingue orientali antiche e moderne. È però il francese la forma d’espressione, oltre l’italiano e il dialetto siciliano, che adotta nelle sue opere, grazie alla perfetta padronanza che possiede nell’usarla.
Non smette mai di arricchire le proprie conoscenze leggendo e traducendo scritti di ogni tipo. Con questo spirito crea una biblioteca personale che, con un atto di cessione del 7 agosto 1917, dona alla città per l’istituzione di una Biblioteca Civica, l’attuale Biblioteca Comunale Tommaso Cannizzaro (dove , tra i 51.000 volumi a disposizione, troviamo un ricco epistolario del poeta e alcune sue opere inedite).

Opere
Cannizzaro pubblica a partire dal 1862 raccolte liriche, canti popolari e molte traduzioni (circa la metà rimasero inedite), di cui la più originale è senz’altro la Divina Commedia di Dante in dialetto siciliano.
Raccolte liriche
È attraverso i versi che Cannizzaro riesce a esprimere al meglio il suo talento. Nella sua vasta produzione si osserva un’evoluzione nei contenuti: dall’impegno politico e sociale degli anni giovanili, al filantropismo dai toni malinconici e pessimistici dell’influenza europea (soprattutto quella di V. Hugo), fino ad approdare ad una poesia filosofico-scientifica che mira a congiungere due correnti antitetiche, positivismo e spiritualismo.
Al di là dei temi, ciò che ha più valore nei versi firmati Cannizzaro è la forma. Musicalità e ricerca del linguaggio caratterizzano le opere, dalla prima all’ultima.
Ore segrete, Messina, 1862.
In solitudine carmina » due volumi, 1876, 1880.
Foglie morte, 1882.
In solitudine, versi sciolti. Milano, Brigola, 1883.
Épines et Roses, 1884.
Cianfrusaglie, 1884.
Tramonti, 1892.
Uragani, 1892.
Gouttes d’Ame, 1892.
Cinis, 1894.
Quies, 1896.
Vox Rerum, 1900.
Il lamento di Lisabetta da Messina e la leggenda del vaso di basilico, Catania, Battiato, 1902.
Lettera al prof, Alessandro d’Ancona. Messina, 1903

Prosa
Canti popolari della provincia di Messina (oltre a 3000) con prefazione e note illustrative.
Eundo, nuovi versi.
Antelucane, 1000 e più sonetti inediti.
Dernières Étoiles, nouveaux vers francais
Pensieri, Natura, Vita, Società, Amore e donne, Arte e Poesia, Varia.
Della natura o di quel che non è – Saggio filosofico

Traduzioni
La mia Visita a E. Sanson boia di Parigi (dal francese di E. Marquand), Catania, 1879.
Fiori d’Oltralpe da varie lingue antiche e moderne. Messina, 1884.
Fiori d’Oltralpe, II serie, 1893.
Sonetti completi di Arthero de Quental (dal portoghese in collaborazione con G. Zuppone Strani), 1898.
Carlos de Lemos. Georgica, versione italiana, dal portoghese, 1899.
Dalle Folhas Caidas di Almeida Garrett, versione italiana dal portoghese, 1899.
Le orientali ed altre poesie. V. Hugo Catania, Battiato, 1902.
La Commedia di Dante, prima tra duzione in lingua siciliana. Messina, Principato, 1904.
Cinquanta sonetti di L. Camoens tradotti dal portoghese, in seguito allo studio del Prof. A. Padula. «Camoens Petrarchista» Napoli, 1904.
Il Gran Marchese, traduzione dal portoghese di Macedo Papanca Conte di Monserraz con proemio e note del prof. A. Padula. Napoli, 1905.
Il Poema del Cid, traduzione dal vecchio castigliano. Catania, 1907.
Hávamál, poema tradotto dall’Edda Antica (nella « Nuova Rassegna di Lett. Moderne ». Firenze, 1907.

Bibliografia

http://www.messinaierieoggi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=226&Itemid=585
http://www.treccani.it/enciclopedia/tommaso-cannizzaro_(Dizionario-Biografico)/
http://it.wikipedia.org/wiki/Tommaso_Cannizzaro
http://centannidopo.ammega.it/dett_articolo.asp?id_a=133&pg=1

Sofia Chiricòlo

di Alessio Micalizzi

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