C’eravamo tanto “votati”

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Voi la guardate la televisione? Fate male. Da troppo tempo i mezzi d’informazione come il tanto caro Tg, oltre a perdere colpi giorno dopo giorno seguendo notizie che potevano essere divulgate tre anni dopo o andare in onda tre anni prima (non faceva differenza), rischia di allontanarci troppo dalla realtà quotidiana. Lo so lo so, voi mi direte sicuramente “la realtà fa schifo, mi chiudo in casa a drogarmi di serie TV, ingozzandomi di schifezze…tanto se succede qualcosa mi avviseranno” ma una passeggiata ogni tanto, soprattutto a noi studenti, male non fa. Alle soglie della sessione estiva occhi per l’attualità non ne abbiamo sicuramente, anzi, pensiamo sempre che sia il giorno sbagliato (per studiare) e il giorno giusto (per… avete capito) perché tanto “anche oggi mi laureo nel duemilaMAI”.

Cosi come la Luna di Miele dello studente è ormai finita, quella del consigliere comunale Paolo David, si è interrotta bruscamente giovedi scorso quando la Squadra Mobile di Messina lo ha arrestato dopo tre anni e mezzo di “peace and love” amministrativa con un bel cambio casacca a Dicembre 2015 (si sa come sono le casacche, quando sono sporche o non piacciono più, si cambiano). Sulla consumazione del matrimonio la Procura indaga. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale: non proprio bruscolini. Non è ovviamente compito nostro giudicare nessuno. A leggere le intercettazioni sembra però che David si definisse insieme ai suoi sodali il “cavallo giusto”, quello su cui puntare per ottenere quel che si vuole (ma se il cavallo è lui, i fantini chi sono?) e fosse una specie di fattorino del Conad che portava la spesa a parecchie famiglie in cambio di una cosa che “sembrerebbe” trovarsi nella Costituzione all’art. 48 come “personale ed eguale, libero e segreto”: il voto. Non solo: singolare episodio quello dell’ambulanza che il 25 Maggio 2013 si presenta davanti ad un patronato (poi dicono che la sanità non funziona) e carica pacchi di spesa come se fossero alle porte quelli dell’Isis, sotto la supervisione del socio di David. I famosi “prezzi bassi e fissi” prendendo in prestito lo slogan della nota cooperativa rossa. Solo che in questi casi la rete di corruttele che si sta disegnando somiglia sempre meno ad un errore o ad un fraintendimento.

Una volta il politico beccato a compiere atti illeciti aveva dei difensori simpatici: quando beccarono il tesoriere di Umberto Bossi, tale Patelli, per delle tangenti, il Senatur dichiarò:”è un pirla”. Badate, non perchè avesse sbagliato ma perchè si era fatto beccare. Oggi per David le bocche in consiglio comunale sono della stessa espressività di un comodino, in barba ad una sana moralità politica che aveva gia ricevuto un colpo mortale con l’inchiesta Gettonopoli. E parlare di politica davanti a episodi del genere è complicato anche per il sognatore più vivace.
Pensiamoci, cari colleghi, quando ci presenteremo alle urne il 18 e 19 Maggio per eleggere i componenti del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, organo consultivo del MIUR: un voto non si scambia con un pacco di pasta, una granita o un caffè. Un voto è una cosa seria, è un diritto che costituisce espressione della nostra volontà, libera e consapevole. Noi ridiamo facendo informazione (provandoci almeno) ma non lasciamo che questi poco illustri episodi di politically (s)correct passino indenni senza lasciare, se non un energica reazione, perlomeno un pò d’indignazione. Si dirà che le parole sono solo fiato (pensate David diceva di fare politica) ma il loro peso non è qualcosa di trascurabile, e quando il periodo del “sono bravo e bello” finisce come il viaggio di nozze con la carta di credito scoperta, i fatti, le azioni e le omissioni diventano nitida immagine di quel che realmente siamo.

di Valerio Calabrò

Valerio Calabrò, articolista d'attualità e ala polemica del giornale. Studio Scienze delle Relazioni Internazionali e Politiche. Leggo libri di storia da quando avevo sette anni, prima di approdare, quando scrivevo per il giornale d'istituto del Maurolico, ad una visione piu divulgativa della storia e della politica. Mi chiamano Robespierre per il senso del diritto che caratterizza ogni mia azione.

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