Dal Diario di un Erasmus: l’erba del vicino è realmente più verde?

Immaginate di essere uno studente universitario medio e di trovarvi una mattina in aula ad aspettare il professore, che con molta calma e tranquillità si prende il suo quarto d’ora accademico.

Siete seduti al vostro posto strategico, né troppo avanti, né troppo indietro; da lì potete tenere tutta l’aula sotto controllo. Siete intenti a farvi gli affari vostri, ed ecco che una voce giunge alle vostre orecchie e lo sentite! Lui! Il collega che è appena tornato dal semestre trascorso all’estero con una borsa di studio Erasmus.

Ed eccolo, con un look esotico, gesticolando con le mani, a raccontare di quanto sia stato facile passare tutti gli esami, di come sia diventato uomo di mondo, di tutti gli amici (rigorosamente italiani) che abbia conosciuto, di tutte le feste universitarie e bla, bla, bla. Adesso immaginate ancora di essere lo stesso studente universitario medio e di non credere ad una parola di quello che sentite dire al vostro collega.

Se siete riusciti a calarvi nel personaggio, allora per un attimo siete stati me qualche mese prima di partire per il mio semestre all’estero. Insomma, parliamoci chiaro, studiare in un altro Stato dell’Europa o del mondo porta certamente con sé grandi momenti di divertimento ed esperienze irripetibili tuttavia la formula matematica per cui la diminuzione dell’impegno nello studio sia direttamente proporzionale all’aumento del profitto accademico non è ancora nota.

Anche se, dopo aver partecipato personalmente al programma Erasmus, credo di aver capito che il vostro collega che si pavoneggiava prima dell’inizio della lezione, non aveva esattamente tutti i torti e che l’Erasmus è come una pagina bianca sulla quale si può scrivere ciò che si vuole. Si può scegliere di inserire nel Learning Agreement corsi inutili e con il test finale a crocette, solo perché bisogna sostenere degli esami necessariamente e quindi basta prendere i più facili, oppure si può ponderare il programma di ogni corso cercando quelli con dei contenuti che possano arricchirci.

Si è del tutto liberi di scegliere corsi ulteriori, non richiesti dal piano di studio italiano, ma tuttavia interessanti, che non sono offerti dall’università di partenza; si può fare amicizia con i colleghi stranieri oppure evitarli come la peste e cercare solo gli altri studenti di scambio italiani.

Ci si può impegnare a studiare la lingua del luogo, oppure accontentarsi di sopravvivere con quel poco inglese scolastico e non imparare neppure una parola nella lingua del Paese ospitante. Insomma, siete del tutto liberi di scegliere il font, la dimensione dei caratteri, il colore e il contenuto del vostro testo ma attenti! Qualunque scelta farete, questa sarà pregna di conseguenze. Tutte le esperienze della vita possono renderci delle persone migliori o peggiori, possono darci qualcosa oppure toglierci qualcosa.

Molto di rado siamo toccati da avvenimenti che non apportano alcun cambiamento alla nostra vita. Così è anche per lo studio all’estero; lo si può vivere come un’esperienza edificante, approfittando dell’opportunità per una crescita personale ed accademica, oppure lo si può vedere come una degustazione continua di superalcolici ed un susseguirsi di bravate impunite poiché si è all’estero e i genitori non lo sanno.

La malattia più comune ai nostri giorni è, a mio avviso, quella di dare tutto per scontato e di credere che tutto quello che ci viene dato sia un nostro diritto. Per qualche motivo ci siamo convinti, o siamo stati convinti dalla società, che le cose ci siano dovute, che, per qualche motivo non ben stabilito, siamo molto meritevoli di tutto ciò che abbiamo e mai, mai ci fermiamo a pensare che dovremmo essere grati per quello che ci è stato dato. Difatti, molto spesso, non è per bravura nostra che abbiamo ciò che abbiamo, ma perché qualcuno si è preso la pena di darcelo. Sotto questa luce ho cercato di vedere la mia opportunità di partire con l’Erasmus.

Parliamoci chiaro, farsi assegnare una borsa è estremamente facile; dopotutto una media maggiore di 26, motivazioni convincenti e un piano di studi simile a quello nell’università di partenza non sono poi richieste troppo esigenti. Eppure molti studenti non la ottengono.

Inoltre avere la possibilità di approcciarsi alla propria materia di studio da altri punti di vista e tramite metodi diversi; il confrontarsi quotidianamente con studenti stranieri, con la loro visione del mondo e con le loro esperienze di vita; la sfida continua di comunicare le proprie idee e i propri pensieri in una lingua diversa, cercando di caricarli della stessa forza, delle stesse emozioni e delle stesse sfumature con le quali lo si farebbe nella lingua madre sono tutte esperienze che non tutti hanno la fortuna di sperimentare.

Sebbene per noi andare all’estero e rimanerci per un dato periodo di tempo sia più facile di quanto lo sia stato per i nostri genitori, solo pochi fanno davvero l’esperienza di immergersi nella cultura in cui arrivano, cercando di capirla. Se è vero che una lingua è un prodotto della cultura che l’ha generata, è anche vero che non si parlerà mai bene una lingua finché non ci si accosta alla cultura stessa.

Allo studente Erasmus è data questa possibilità, forse non unica, ma certamente irripetibile. Inoltre allo studente Erasmus è anche data la possibilità di capire meglio la propria cultura di partenza, grazie al confronto continuo con gli altri, e di conseguenza iniziare ad apprezzare maggiormente le radici dalle quali si è nati. Andando via da casa ci si rende conto del valore di tutte le cose che si davano per scontate: ad esempio, quante volte noi siciliani siamo stati grati per tutte le belle giornate di sole, per gli inverni miti, per il cielo blu, ma così blu che non lo si vede da nessun’altra parte? Quante volte ci abbiamo per lo meno pensato? Crediamo che ci sia dovuto, che sia così e basta. Oppure, nella migliore delle ipotesi, non ci facciamo neanche caso.

Eppure a Dicembre, in nord Europa capisci quanto invece quel cielo blu sia una grazia e che capacità abbia di rendere le tue giornate migliori. Si, è vero, l’erba del vicino è sempre più verde, ma quando si va nel giardino del vicino ci si rende conto che per quanto possa essere verde, qual prato, dopotutto, non è il nostro prato. Se avete letto queste parole pensando che non hanno senso e che non ho colto l’occasione di trascorrere sei mesi all’insegna della follia, siete sicuramente il collega in piedi in mezzo all’aula intento a raccontare la sua storia.

Va bene così, vi auguro di godere del vostro momento di gloria prima dell’arrivo del professore. Se invece vi siete fermati a riflettere perché state pensando da tempo di mandare quella domanda all’ufficio Relazioni Internazionali, l’unica cosa che posso dirvi è: sbrigatevi! Cogliete l’occasione, provateci, ed una volta in Erasmus siate grati di essere arrivati fin lì e cercate di approfittare dell’opportunità che vi è stata concessa.

Andate nel giardino del vicino, esploratelo, guardate i sui alberi e cogliete i suoi frutti, guardate le foglie ed ogni cosa nei minimi dettagli, osservate il modo in cui costruisce i suoi vialetti e zappa le sue aiuole. Poi a tempo debito, tornate nel vostro giardino carichi di tante buone idee e spunti per migliorarlo. Vi assicuro che, dopo un periodo di assenza, vi sembrerà ancora più bello.

Ivana Bringheli

di Redazione UniVersoMe

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