… uno dei romanzi più famosi al mondo è stato ideato a Messina?

Immaginate la scena: un giovanotto, di soli 24 anni, mosso forse dal bisogno di avventura, o da una fede militante, si arruola nell’esercito spagnolo che fa capo a Don Giovanni d’Austria per combattere gli Infedeli in quella che sarà conosciuta ai posteri come l’ultima grande guerra santa fra Cristiani e Musulmani: la battaglia di Lepanto.

É il 1571, e Messina é uno dei più importanti porti militari e commerciali del Mediterraneo, interfaccia fondamentale per gli scambi tra Oriente e Occidente. Non stupisce infatti che la flotta della Lega Santa sia partita proprio da lì. Ma la città non offre solo un porto: vi è anche il Grande Ospedale, massiccia struttura di ricovero nata dall’accorpamento di ben 15 ospedali gestiti da altrettante confraternite religiose. È lì, in un maestoso palazzo nuovissimo per l’epoca, situato dove ora c’è il Tribunale, che i reduci del sanguinoso scontro possono trovare soccorso e cura.

Tra questi feriti c’è proprio il nostro giovanotto, che durante la battaglia è stato colpito al braccio sinistro e al petto: rimarrà convalescente a Messina per sei interminabili mesi. Mesi che passerà leggendo, e pensando.

Il giovanotto si chiamava Miguel de Cervantes Saàvedra, ed è proprio durante il lungo soggiorno sulle rive dello Stretto che, probabilmente, ha preso vita il germoglio del suo capolavoro: “El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha”, romanzo considerato il capostipite della letteratura moderna, che consegnerà alla storia l’intramontabile personaggio di Don Chisciotte.

Certo, ci vorranno parecchi anni prima che l’opera veda la luce, nel 1605; di certo il ricordo di Messina deve essere rimasto a lungo nella mente dello scrittore, che rievoca (quasi autobiograficamente) le sue vicissitudini giovanili attraverso il racconto dello schiavo nel capitolo XXIX del primo libro.

La città viene nominata anche in delle opere successive: due delle Novelle Esemplari, edite nel 1613, e la raccolta intitolata Viaggio al Parnaso, del 1614.

Pare quasi di vederlo, un giovane sbarbatello annoiato dal riposo forzato, che passeggia per i giardini del Grande Ospedale e riflette sugli avvenimenti di una battaglia fuori da ogni tempo e da ogni logica; come fuori da ogni tempo e da ogni logica è il personaggio che sta prendendo forma nella sua mente, a due passi dall’assolato Stretto di Messina.

Renata Cuzzola

 

di Gianpaolo Basile

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