Continuano gli sbarchi, la polemica di Salvini

Sono almeno 48 i migranti morti e 68 quelli tratti in salvo dalla Guardia costiera tunisina dopo che un barcone, con a bordo circa 180 persone, è affondato al largo della costa orientale della Tunisia. A fornire i dati è il ministero degli Interni di Tunisi, secondo il quale a bordo dell’imbarcazione viaggiavano un centinaio di tunisini e altri cittadini stranieri. Questo nella giornata in cui il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a Catania ha detto che il nuovo governo “non terrà una linea dura, ma di buon senso”, pronosticando “più espulsioni” e meno sbarchi, per “salvare delle vite”.

La Tunisia, paese libero e democratico non manda in Italia gentiluomini, ma spesso e volentieri galeotti“, sono le parole pronunciate da Salvini. Parole che non sono state prese bene dalle autorità tunisine che hanno convocato l’ambasciatore italiano Lorenzo Fanara, per esprimergli  “la profonda sorpresa per le dichiarazioni” del neo ministro, “che non riflettono il livello di cooperazione tra i due Paesi nella lotta all’immigrazione irregolare“.

Qualcuno in Tunisia si è offeso sbagliando, perché io ho detto solo che arrivano qui anche persone non perbene“, ha aggiunto Salvini. “Io – ha precisato – non ho detto che chiunque arrivi dalla Tunisia è un galeotto, ma che quel Paese esporta anche galeotti. L’anno scorso in migliaia sono usciti dalla galera, alcuni hanno preso i barconi e sono stati fermati 22 volte nei centri di accoglienza italiani“.

Il ministro dell’interno ha quindi annunciato che la settimana prossima il governo italiano dirà no alla riforma del regolamento di Dublino e a nuove politiche di asilo. Secondo Salvini, infatti, “occorre ricontrattare in Ue” cambiando le regole.

Sulla questione migranti interviene anche il presidente francese: “Il nostro auspicio è di continuare il dialogo con l’Italia, nessun Paese può trovare una soluzione da solo, né isolarsi“, dice Emmanuel Macron sottolineando che sottolineato che “possiamo lottare contro le grandi migrazioni solo se, insieme, ci impegniamo a lottare contro le sue cause profonde come l’insufficienza dello sviluppo in Africa, il terrorismo e i traffici in Sahel e Sahar“.

Francesca Grasso

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