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Il valore di un’esperienza, un cardiochirurgo che ha creduto nell’uomo

Quanti di voi stanno già contando i giorni che mancano a Natale? Tranquilli, non è nessuna strana sindrome dello studente! Tra lezioni, tirocini e studio può diventare difficile organizzarsi e trovare il giusto equilibrio tra l’impegno e lo svago, mantenendo desta la coscienza del proprio cammino. E quindi, nonostante la buona volontà, l’entusiasmo per quello che ci appassiona può affievolirsi, a meno che non si trovi una guida o un modello che testimoni concretamente l’essenza dell’essere medico.

Gian sulle Dolomiti.

In modo più o meno diverso, ciascuno di noi ha incontrato l’esperienza preziosa di un giovane cardiochirurgo italiano che ridestando il nostro desiderio, ci ha uniti nell’intento di raccontarla anche a voi.

Giancarlo Rastelli (per noi solo Gian) ebbe una vita breve, ma intensa. Nato a Parma nel 1933 da una famiglia benestante dell’epoca, già da bambino è sicuro di voler studiare medicina finché, dopo avere frequentato il liceo in città, riesce finalmente ad intraprendere la facoltà tanto desiderata. Quelli dell’università sono degli anni intensi che passano veloci, tra lo studio di una materia ed un’altra.

Gian si contraddistingue per le sue particolari doti intellettive che si combinano con una grande mitezza ed attenzione nei confronti dei compagni in difficoltà. Piero, un compagno del tempo, ricorda in una testimonianza il garbo con cui Gian gli diede una mano a studiare in un periodo particolarmente difficile di ristrettezze economiche.

Da studente non ci fu mai nulla che riuscì a distoglierlo dal desiderio di imparare per bene la scienza medica. Capitò, per esempio, che non tutti i professori durante i vari corsi fossero disposti a trasmettere le proprie conoscenze; in particolare, uno di questi, un uomo colto e di grande professionalità, era così geloso delle cartelle cliniche dei suoi pazienti e dei macchinari sanitari, tanto da custodirli gelosamente in uno scantinato a cui solo pochi avevano possibilità di accesso. Fu solo grazie ad un assistente del professore che alcuni studenti, tra cui Rastelli, riuscirono a soddisfare la voglia smisurata di imparare “sul campo”. Ad ogni modo, da neolaureato, ebbe anche l’onore di vedere pubblicata la sua tesi e, poco dopo, vinse una borsa di studio per la ricerca che lo portò nel “fantastico” mondo americano. Erano gli anni dell’American dream e scelse di continuare il lavoro alla Mayo Clinic di Rochester che ancora oggi rimane uno tra i più grandi ed importanti centri di ricerca. Proprio qui trovò l’ambiente favorevole per poter sviluppare appieno la propria creatività, non accontentandosi soltanto di quanto gli veniva insegnato dal suo direttore ma nutrendo il desiderio di approfondire e condurre sempre nuove ricerche.

Questo suo zelo lo portò persino a contraddire la diagnosi del suo maestro, il prof Kirklin, riuscendo ad intuire la condizione anomala del cuore del piccolo paziente prima ancora che venisse portato in sala operatoria: era il dicembre 1962.
Accanto alla soddisfazione ed il successo, questi furono anche gli anni in cui scoprì di avere un linfoma di Hodgkin, una malattia maligna che colpisce il sistema linfatico, all’epoca non curabile. Con una forza d’animo invidiabile ma che Gian sapeva bene da dove attingere avendo ricevuto e maturato nella sua giovinezza una Fede naturaliter christiana, continuò fino all’ultimo respiro la sua attività di clinico e ricercatore. Ciò è testimoniato dalle diverse pubblicazioni scientifiche in cui, meticolosamente, descrisse la morfologia di alcune cardiopatie congenite poco caratterizzate all’epoca. In particolare, dedicò molto tempo alla definizione anatomica del Canale atrio-ventricolare comune (si tratta di una “famiglia” di patologie legate ad una alterata formazione della porzione centrale del cuore, costituita dalle valvole atrio-ventricolari e le porzioni di setto inter-atriale ed inter-ventricolare ad esse contigue) e di altre due cardiopatie congenite molto gravi quali la trasposizione dei grossi vasi e del tronco comune arterioso. Grazie a questi studi poté formulare le tecniche chirurgiche, Rastelli 1 e Rastelli 2 che consentirono di ridurre sorprendentemente la mortalità ospedaliera dei pazienti operati dal 60 al 20%!

Nonostante l’America e la Mayo Clinic gli avessero dato la grande opportunità di realizzarsi appieno dal punto di vista professionale, Gian non dimenticò mai le sue origini italiane tanto che creò subito un cordone ombelicale con la sua Parma e l’Italia, avviando quello che venne definito “un pellegrinaggio della speranza” dei bambini cardiopatici italiani. Non solo offriva la disponibilità di intervento, ma spesso aiutava le famiglie a sostenerne i costi, pagando di persona, o organizzando delle vere e proprie

A. Il cartellone nello studio di Gian;                               B. Gian con Vincenzo dopo l’intervento.

campagne per raccogliere fondi. E’ straordinaria la storia di Vincenzo Ferrante, all’epoca un bambino considerato inoperabile che, invece, giunto alla Mayo, venne adeguatamente curato e visse fino a qualche tempo fa lavorando come ingegnere a Napoli. Come lui molti altri bambini ebbero la stessa opportunità e le loro storie sono tutte raccolte in un poster che Gian teneva nel suo studio. Ancora oggi si legge la scritta centrale “L’amore vince” con tutte le firme dei bambini operati.

Una vita simile non può che stupire nella misura in cui viene riportata alla nostra realtà. S’impone forte il desiderio di vivere in modo autentico il nostro studio e, un giorno, la professione medica, proprio come Gian faceva. Questi che stiamo vivendo sono degli anni fondamentali in cui dobbiamo formarci per raggiungere l’obiettivo, essere bravi medici. Spesso Gian diceva che la prima forma di carità ai malati è la scienza, per questo non si tirò mai indietro di fronte alla ricerca. Dobbiamo essere capaci di curare i pazienti come va fatto, altrimenti tutto rischia di ridursi ad un paternalismo, ad un pietismo che non serve. E’ evidente che lo studio di oggi potrà fare la differenza un domani; con questa consapevolezza è possibile superare la fatica dell’apprendere, mantenendo fervida la motivazione.

E’ vero, però, che il percorso è lungo e la strada irta di ostacoli, così la stessa passione che ci ha portati a compiere certe scelte -per alcuni ben più radicali che per altri- viene e sarà messa alla prova costantemente (pensate a tutti i vostri colleghi che sono stati disposti a lasciare casa, gli amici di sempre e le loro città solo per poter studiare medicina, magari sei proprio tu che leggi!).

Capiremo man mano quanto siamo disposti al sacrificio, alla fatica di comprendere come funziona questo corpo. Pian piano le conoscenze si rafforzano e tassello dopo tassello saremo sempre più in grado di inquadrare le diverse condizioni ed assisterle. Capiremo anche che solo lo studio non basta, che la scienza da sola alla fine è sterile. Anche Gian lo aveva capito, infatti, durante le sue ore di studio con i compagni, improvvisamente incominciava a recitare l’inno alla Carità di San Paolo ed una volta medico diceva spesso: “Sapere senza saper amare è nulla, anzi meno di nulla!”.

Questa frase è probabilmente paradigmatica di tutta la sua esperienza umana, racchiude tutto il significato di una vita e, come tale, è preziosa.
La conoscenza, tutta la conoscenza che acquisiamo sarà, in definitiva, del tutto sterile se non la mettiamo a servizio dell’affetto, della simpatia nei confronti dei malati. Infatti, persa di vista l’ottica del servizio, la scienza diventa un mero tecnicismo applicato, ma non a favore dell’uomo.

Magari starete pensando che si tratti di una felice eccezione, probabilmente irripetibile o anacronistica. Eppure un grande scrittore del secolo scorso, C.S.Lewis, diceva: “Ciò che salva un uomo è fare un passo. Poi ancora un altro”. Per cui mettetevi anche in discussione, ma continuate a camminare tenendo alto il cuore. Sicuramente anche tra mille difficoltà e dispiaceri troverete chi, nel suo piccolo, vive la professione medica come totalizzante per la vita in una sintonia quasi spirituale con Gian.

 

Per approfondire:

 https://www.itacaedizioni.it/catalogo/giancarlo-rastelli/ 

https://www.annalsthoracicsurgery.org/article/S0003-4975(04)02308-2/fulltext

 

Ivana Bringheli

Daniele Carrello

Annalisa Ceruti

Benedetta Cherubini

Federica Mazzone

di Redazione UniVersoMe

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