La vita nello Stretto di Messina: un progetto di monitoraggio delle acque e della biodiversità

La quarantena ha significato per molti isolamento: così non è stato però per la natura che, al contrario, sembra essersi come risvegliata e aver ripreso gli spazi che le erano stati negati dall’uomo.

Anche a Messina, proprio sulla base di queste considerazioni, è stato realizzato un progetto per valutare lo stato di salute delle acque e di flora e fauna presenti nello Stretto.  La professoressa Nancy Spanò, delegata UniMe alle iniziative scientifiche a tutela dell’ambiente e del patrimonio marino, con cui abbiamo avuto il piacere di parlare, ci ha chiarito moltissime curiosità:

«Il progetto è nato da un’idea venutami in mente vedendo la grande riduzione del traffico marittimo. A questo punto ho fatto una richiesta formale al Magnifico Rettore, al Comune ed alla Capitaneria ed abbiamo iniziato (verso fine aprile) il progetto vero e proprio».

Ma di quale flora e fauna stiamo parlando? Abbiamo già visto, nello scorso articolo, il pesce spada; ma quanti conoscono cosa si nasconde davvero nelle acque dello Stretto e le creature che in silenzio lo abitano?

I coralli

Lo Stretto di Messina, grazie al suo idrodinamismo dovuto alle famose correnti, nonché alla presenza di sali di azoto e fosforo, presenta caratteristiche simili a quelle dell’Oceano Atlantico. Questo fa sì che vi sia la presenza di una flora particolare, assente nel resto delle coste italiane.

Di particolare importanza sono, nei pressi della costa calabra, le colonie di corallo nero, l’Antipathes subpinnata, un corallo rarissimo e protetto. Di nero in realtà presenta solo l’esoscheletro, mentre il resto è di colore bianco. Scoperte nello Stretto nel 2009, queste colonie sono ancora oggi la più grande foresta al mondo.

 

Fonte: Colapisci.it Foto di Francesco Turano

Accanto a questi, la Professoressa Spanò ricorda anche:

«Non ci si può dimenticare della Posidonia Oceanica, una pianta protetta dalla comunità europea. Di essa ve ne sono due vitali praterie a Capo Peloro e Pace. Ancora – sempre a Capo Peloro – c’è una parte di coralligeno, un habitat particolare inserito anch’esso come area da proteggere dalla comunità europea e in cui troviamo, tra i vari organismi, anche il corallo rosso».

La montagna di Scilla

Sempre nei pressi della costa calabra si trova la famosa “Montagna di Scilla”, una guglia rocciosa, ovvero un monolite di circa 20 metri che senza dubbio non ha eguali. Ricoperta di gorgonie bicolori, gialle e rosse, si presenta come un paradiso cromatico.

Fonte: strill.it

Continua la Professoressa Spanò, aggiungendo:

«Abbiamo effettuato campionamenti nella costa siciliana, ma anche a Scilla. Anche se dal confronto con le vecchie analisi la situazione era più o meno la stessa – e da un lato ciò è negativo – dall’altro vuol dire che lo stato di salute delle nostre acque è molto alto».

I pesci abissali e il fenomeno dello spiaggiamento

Lo spiaggiamento è un fenomeno tipico dello Stretto di Messina, favorito da correnti, venti e fasi lunari. Di particolare rilevanza è lo spiaggiamento che avviene nei mesi da ottobre ad aprile e che vede rilasciati sulla superficie grandissime quantità di pesci abissali. Questi, chiamati anche pesci batipelagici (abitanti quel tratto che si estende dai 1000 ai 4000 metri di profondità al di sotto della superficie oceanica), presentano caratteristiche particolari: bocche enormi, denti affilati, organi luminescenti. La spiegazione di queste particolarità è semplice: hanno dovuto adattarsi ad un ambiente ostile, buio e con scarsità di cibo.

 

Chauliodus sloani, la”Vipera di mare” (pesce abissale diffuso nello Stretto di Messina) – Fonte: wikipedia.org

 

La migrazione dei cetacei e la balena “Coda mozza”

Ad attraversare lo Stretto di messina sono anche i grandi giganti del mare: delfini, balenottere e capodogli. Ultimo e importante avvistamento risale proprio alla seconda settimana di giugno: si tratta della famosa balena “coda mozza”, così chiamata perché privata della pinna caudale (all’estremità della colonna vertebrale), a seguito di un taglio causato probabilmente dall’elica di un’imbarcazione. Il cetaceo, che a causa di questa mutilazione non può scendere in profondità e quindi cibarsi ingerendo plancton, continua così il suo viaggio da circa quindici anni, vagando per tutto il Mediterraneo. Di seguito il video dell’attraversamento dello Stretto:

 

I primi risultati del progetto guidato dalla Professoressa Spanò sono stati sorprendenti: «Quello che ci ha fatto pensare di essere sulla strada giusta è stato l’avvistamento nella zona sud di Messina del passaggio di tonni, un evento molto raro!» e continua affermando che«Le correnti dello Stretto sono una grande forza di dispersione degli inquinanti (streptococchi, idrocarburi etc.). Adesso si attende di inviare i dati al Ministero dell’Ambiente al fine di richiedere – con il Comune – la bandiera blu per le nostre coste».

Conclude la Professoressa Spanò: «Giusto pochi giorni dopo la riapertura, come comunità scientifica abbiamo scritto una lettera al Presidente Mattarella, al Premier Conte ed al Ministro Costa per segnalare le 10 cose più importanti da fare per l’ambiente. Un piano nazionale in cui si spazia dalla green and blue economy, alle energie rinnovabili, fino una vera e propria restaurazione degli ecosistemi terrestri e marini degradati».

Alla luce di tante bellezze, sembra infatti arrivato il momento di mettere al centro la questione ambientale, riconoscerla come priorità e valutare ciò che gli studi e i progetti, soprattutto di quest’ultimo periodo, hanno chiaramente mostrato.

Ci teniamo a ringraziare infine la Professoressa Nancy Spanò, la Guardia Costiera, il Nucleo Subacquei, l’Unità navale della Polizia Municipale, l’assessore all’ambiente Dafne Musolino e tutti coloro che hanno collaborato al progetto.

Cristina Lucà, Salvatore Nucera

Fonti: 

unime.it

agi.it

letteraemme.it

oloturiasub.it

wikipedia.org

 

 

 

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