L’Opera dei Pupi: tradizione e fantasy siciliano

Sull’attenti e mano sul petto: stiamo per parlare dell’Opera dei Pupi! Molto più che marionette, sono una di quelle cose (forse la primaria!) che più condensano e rappresentano la nostra identità.

Marionette e burattini li hanno quasi tutti i popoli del mondo, ma i nostri pupi sono speciali: oltre all’essere caratterizzati dalla ricerca particolarmente raffinata dei costumi (armature comprese), sono le figure veramente “vocate” al rappresentare scene di combattimento anche in maniera estremamente realistica. I nostri pupi si distinguono anche per avere abbandonato l’uso dei fili sottili per il controllo, in favore di ben robuste aste di ferro che sono in grado d’impartire movimenti più realistici e precisi ai personaggi.

Pupi catanesei, della famiglia Napoli – Fonte: nautilaus.com

Due tradizioni (o poco più)

Due sono le principali tradizioni dell’Opera dei pupi, che per comodità vengono appellate la Catanese e la Palermitana; queste poi si diramano in più piccole categorie.

La tradizione catanese è quella della Sicilia Orientale, includente anche Messina. I suoi pupi sono grandi e pesanti, rigidi, adatti a rappresentare la solidità di questi titanici eroi, e sempre abbigliati in maniera variopinta ed estrosa ed equipaggianti con armature del tutto personali non soltanto nei simboli ma nella stessa forma. I pupi vengono manovrati dall’alto, dai manianti appostati sopra un piano rialzato immediatamente dietro lo sfondo, e le voci dei personaggi sono donate dal parlatore e dalla parlatrice. Molto questa tradizione ha saputo sfruttare le nuove tecnologie, con l’introduzione della riproduzione di grandi brani orchestrali che rendono più coinvolgente la scena, in luogo delle vecchie orchestrine, e talvolta l’uso di realistici effetti sonori.

La tradizione palermitana è quella di tutta la Sicilia Occidentale. I suoi pupi sono agili, leggeri, possono piegare le ginocchia ed estrarre le spade, si muovono sulla scena con grande realismo apparendo a tratti persone vere, scattanti e leggiadri nelle loro armature dal rigido stile ma oltremodo luccicanti. Gli opranti si muovono di fianco al palco quando manovrano i pupi, potendoli muovere addirittura su più scene una dietro l’altra, molto utili nelle battaglie, e sono essi stessi a fare le voci dei personaggi mentre li muovono. Al momento presente, questa tradizione può definirsi conservatrice, e utilizza ancòra rigorosamente i brani del pianoforte a cilindro e gli effetti sonori prodotti dagli stessi pupari.

In seno alla tradizione orientale vale la pena di ricordare alcune specificità: l’antico sistema acese, nel quale i manianti operano da un ponticello direttamente sopra la scena, la recente innovazione siracusana che prevede la realizzazione dei volti in duttile cartapesta anziché in legno, e l’ormai secolare tecnica messinese della cromatura delle armature.

Le tradizioni differiscono anche nella concezione delle rappresentazioni e nella scelta del repertorio. Risulta persino difficile, alla luce di tutte queste differenze, parlare di un’unica Opera siciliana, giacché forse bisognerebbe contare almeno due Opere diverse.

Pupi palermitani, della famiglia Cuticchio – Fonte: wikipedia.org

Il repertorio dell’Opera

Veramente vasto e variegato è il repertorio dell’Opera dei pupi.

Assolutamente centrale, raccolta e cucita dall’ottimo Giusto Lodico, è la Storia dei Paladini di Francia (il Ciclo Carolingio), ovverosia la leggendaria cerchia dei Conti Palatini di Carlo Magno che dalla realtà storica traghettano qui in una dimensione fantastica. Nomi e sembianze di personaggi storici s’involano, per divenire prestavolti di figure immaginarie che si accompagnano ad altre della stessa specie in un mondo che, seppur assomigli al nostro, in verità è un’altra dimensione con un corso storico separato. Protagonista maggioritario è il purissimo conte Orlando, nipote dell’Imperatore e suo Primo Paladino, insieme al vivace e libertino principe Rinaldo suo cugino, figura antitetica, mentre l’antagonista principale è il conte Gano di Magonza che, tentando di riportare sul trono la sua antichissima casata d’ascendenza troiana, ordisce la loro rovina; ma i personaggi sono centinaia. Il corso degli eventi, tuttavia, comincia dal tempo mitico greco e dalla storia romana (la “Materia di Roma”), denominate “Storia Greca” e “Reali di Francia” e rielaborate dalla sensibilità dei pupari, e si conclude dopo la Disfatta di Roncisvalle, con la Storia di Guido Santo et alia.

Se l’Opera palermitana si limita a rappresentare devotamente il Ciclo Carolingio, molto più variegata ed estrosa è l’Opera catanese, che nel corso del tempo ha incluso numerosi romanzi e poemi cavallereschi già esistenti (Trabazio imperatore di Costantinopoli, Calloandro e Leonilda, Gerusalemme liberata), tutti riscritti da varî autori e poi pubblicati da un editore e autore di grande pregio artistico: Giuseppe Leggio. Ma soprattutto, alla tradizione catanese e orientale sono state donate, dall’inventiva brillante e appassionata di pupari e scrittori e dai tipi di Leggio, nuovissimi romanzi ispirati dai precedenti ma di concezione integralmente siciliana, ambientati in Sicilia e nel mondo. È doveroso mentovare Uzeta il Catanese, Erminio della Stella d’Oro e Gemma della Fiamma, Guido di Santa Croce, Tramoro di Medina, Guelfo di Negroponte, Farismane e Siface, tutte queste opere di concezione catanese, e una speciale menzione va fatta del Belisario da Messana, scritto da Rosario Gargano e incentrato proprio su Messina, del quale la Compagnia rappresenta tuttora una porzione. Quasi tutte queste opere, purtroppo, attualmente non vengono rappresentate nei teatri (divise in puntate, raggiungevano il centinaio!), e sfortunatamente le loro trame sono di difficilissima (ma non impossibile) reperibilità, non essendo mai stati ristampati in cent’anni.

Storie d’intrighi, e intricate, di guerra, persino violente e crude, in un mondo in cui la realtà e la dimensione fantastica si mescolano espatriando infine in quest’ultima, e d’amore, e ricche di virtù, ove il Bene pur con tutte le atroci difficoltà trionfa sempre sul Male, anche a costo del sacrificio estremo dei suoi protagonisti.

Un bellissimo Uzeta della famiglia Napoli – Fonte: lapisnet.it

Le compagnie ancòra attive

Qui di sèguito trovate le compagnie ancòra in attività nell’anno corrente.

Prima tra tutte occorre nominare l’Opera dei pupi messinesi Gargano, che, nella nostra Messina, tiene alto l’onore della tradizione da ben cinque generazioni, essendo una delle famiglie più antiche e rinomate di pupari (circa duecento anni). A Catania la Compagnia Marionettistica Fratelli Napoli, centenaria da quest’anno, è spesso portabandiera di quest’arte a livello internazionale. Importante esponente della tradizione acese è l’Opera dei Pupi Turi Grasso, dal nome del suo fondatore e maestro che tuttora la dirige. Più anziana in Acireale è la Società Cooperativa Teatro Emanuele Macrì. A Palermo, tra le maggiori in tutta la Sicilia anche per il riscontro estero è la Compagnia Figli d’Arte Cuticchio, anche contastorie. Palermitana e di grande maestria e sensibilità è pure la Compagnia Famiglia Argento. Altra bella compagnia palermitana è la Compagnia Famiglia Mancuso. Più recente, ma degna erede della tradizione palermitana, è la Compagnia Brigliadoro. L’Antica Compagnia Opera dei Pupi Famiglia Puglisi di Sortino pare sia proprio la più antica esistente, vantando quasi trecento anni. Altra compagnia d’antichissima tradizione è la Compagnia Opera dei pupi Siciliani “G. Canino” di Alcamo, il cui capostipite inventò i pupi “palermitani” duecento anni fa. A Siracusa, capitale spirituale della Sicilia, in Ortigia, ha sede l’energica Compagnia dei Pupari Vaccaro-Mauceri. Particolare, la Compagnia Marionettistica Popolare Siciliana è caratterizzata dall’introduzione nel repertorio di “storie antimafia”. Messina può vantare un’altra compagnia, più recente, la Compagnia Marionettistica dell’Ippogrifo, che riprende anche l’antico genere delle satire.

Quasi tutte queste compagnie sono partecipi della lodevole iniziativa Sicilian Puppets Series indetta dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino per la quale sono e saranno visionabili in diretta streaming un totale di 80 spettacoli.

Un bellissimo Orlando della famiglia Gargano – Fonte: famidisicilia.it

Pupi che furono, che sono, che saranno

Il fantasy siciliano del teatro dei pupi precedette d’un trentennio l’opera di grandi autori come John Ronald Reuel Tolkien e Robert Erwin Howard, e senza diretto collegamento ne contiene molti archetipi comuni, come l’eroe errante nelle storie di Conan il Barbaro.

Ma il nostro è meno un “fantasy mitologico-escatologico” come quello del Silmarillion e quindi de Il Signore degli Anelli (quasi coevi), invece è molto vicino a un sottogenere apprezzatissimo nel nostro tempo – in anticipo di cento anni! – cioè il “fantasy politico-verista”: i protagonisti sono sempre membri di famiglie nobili e potenti, in lotta per il potere o per una realtà più giusta. In un’epoca in cui sempre più ci si appassiona a opere come le brillanti Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George Raymond Richard Martin, trasposte con grand’effetto ne Il Trono di Spade, ove congiure e battaglie sono preponderanti, penso che i Paladini di Francia e tutti gli altri eroi dei nostri pupari possano trovarsi pienamente a loro agio! In fondo, sono state “serie ‘televisive’” ante litteram.

Purtroppo, i romanzi utilizzati nell’Opera non sono mai stati presi seriamente sul serio dagli studiosi di letteratura; ma del resto, l’Italia, pur avendo avuto Ariosto, Pulci e Boiardo, padri del fantasy, ha una critica letteraria notoriamente ostile a questo genere. Non faccia lo stesso errore la Sicilia, ch’è stata capace di portare avanti così brillantemente la sua forma di fantasy!

Ho la certezza che ancòra tanto successo sia capace di riscuotere oggi l’Opera dei Pupi, sia grazie alla nuova ondata di fantasy affine, sia per le nuove tecnologie che possono agevolare le rappresentazioni e innovarle; e questo è il grande augurio che voglio porgere!

Di primaria importanza è – e rimarrà sempre –, soprattutto a Messina, che le istituzioni si mobilitino per la difesa di questa tradizione unica al mondo, che ha unito il genere fantastico al teatro di figura.

E adesso, dame e cavalieri… addentratevi in questo mondo!

Pupi della famiglia Argento, Orlando e Rinaldo in battaglia

 

Daniele Ferrara

Bibliografia:

Mimmo Cuticchio, Alle armi, cavalieri! , Donzelli editore 2017
Alfredo Mauceri, Pupi Siciliani – Sicilian Marionettes, Sime Books 2017
Alessandro Napoli, Il racconto e i colori. “Storie” e “cartelli” dell’Opera dei Pupi catanese, Sellerio editore Palermo 2002

Immagine in evidenza:

Orlando e Rinaldo in una scena de L’incanto di Creonta della compagnia Gargano, ispirata dal Morgante di Pulci – Fonte: normanno.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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