Messina Medievale: attraverso la Storia e la “Badiazza”

img_9617Paesaggio mozzafiato: da un lato i monti Peloritani, dall’altro il letto della fiumara San Michele.

Ci troviamo poco fuori Messina, precisamente al monastero di Santa Maria della Valle, conosciuto più comunemente come “La Badiazza”.
La sua fondazione, collocata intorno all’ XI secolo, ad opera di monache Benedettine, è legata ad un fatto leggendario a cui si ispirava un quadro raffigurante una Madonna con accanto una scala. Secondo la leggenda, approdava nella città peloritana una nave di mercanti provenienti dall’oriente che, dopo aver scaricato della merce, avrebbe dovuto proseguire per la rotta. Tuttavia, al momento della partenza, la nave non si staccò da terra; l’accaduto fu subito interpretato dai marinai come una punizione, dovuta al furto, per mano loro, di un’icona raffigurante una Madonna e tenuto nascosto nella nave. Confessato il furto, i marinai riuscirono “miracolosamente” a riprendere il mare, e l’icona fu trainata da un carro di buoi che pose fine alla sua corsa precisamente ai piedi dei colli S. Rizzo, dove fu eretta la chiesa.

img_9601Il monastero e la Chiesa furono intitolati a nome di Santa Maria della Scala. Purtroppo, numerosi documenti ci portano a conoscenza dello sfortunato destino dell’Abbazia.
Quest’ultima, infatti, è stata vittima di molteplici vicissitudini, tra le quali: l’assedio per mano delle truppe di Carlo D’Angiò, le quali la saccheggiarono e incendiarono; la peste del 1347, durante la quale l’icona fu portata in processione per la città al fine di scongiurare la pestilenza, ma che portò al suo abbandono; i numerosi straripamenti e terremoti che hanno contribuito al suo declino.  Successivo alla suddetta peste è l’utilizzo dell’Abbazia come residenza estiva che portò poi alla fondazione di un Monastero ed una Chiesa entro le mura cittadine, che oggi sono intitolate a Santa Maria della Valle. La vecchia chiesa, ormai in avanzato stato di deterioramento, risentì dell’alluvione del 1855 e del terremoto del 1908.

Tutto ciò che ad oggi è rimasto, è un bell’esempio di arte medievale che accomuna vari aspetti dell’architettura siciliana del tempo.

img_9610L’interno si articola in tre navate a pianta quadrata con un ampio transetto sormontato da cupola centrale. Il santuario, richiama lo schema della qubba islamica, divenuta modello per le chiese cristiane di età normanna, la copertura a cupola è di chiara derivazione normanna, mentre le crociere costolonate a sezione rettangolare sono riconducibili a età sveva. Da notare è la somiglianza con la Chiesa cistercense di Santo Spirito del Vespro a Palermo. D’altronde le ipotesi avanzate riguardo l’epoca di costruzione, assegnano la fondazione (quasi) certa ai normanni, ma non si escludono influenze sveve o aragonesi.

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Ad oggi, purtroppo, la Chiesa è chiusa al pubblico. Tuttavia, il Comune di Messina ha avviato un’opera di restauro a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina ed un iter per la riqualificazione della zona; di fatto, la Chiesa è raggiungibile imboccando la Via Palermo e procedendo lungo il letto della fiumara San Michele per un, non troppo lungo, percorso dissestato.

Erika Santoddì

Ph: Giulia Greco

di Redazione UniVersoMe

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