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Diario di una fuorisede superstar 5° parte

La pioggia incalzava.

Era ora di pranzo e gli studenti, accalcati davanti le porte dell’ingresso della mensa, cercavano di non far cozzare i loro ombrelli, o meglio, di non cavarsi le pupille a vicenda.

La fila per pagare il ticket era immensa, come qualunque cosa in città non appena scendesse un po’ di acqua dal cielo. Penelope aspettava da sola il proprio turno, con le cuffie all’orecchie, i capelli scompigliati dal vento e la felpa fradicia.

-Pranzo completo, grazie- la sua voce era stanca. La sera prima era uscita con le coinquiline, avevano passato delle ore divertenti insieme, tra qualche birra e i soliti pettegolezzi sui ragazzi. Erano per di più critiche, più o meno velate, verso i loro coetanei e i loro comportamenti a volte indecifrabili, a volte, incommentabili.

Il vento infuriava fuori dalle vetrate e il padiglione non le era mai sembrato così affollato. Riuscì a trovare un tavolo libero in fondo, dopo aver quasi fatto cadere il bicchiere di coca che aveva riempito non senza un certo sforzo. La borsa le pesava e il fatto di avere i calzini bagnati la infastidiva notevolmente. Per completare il disastroso pranzo, la batteria del suo telefono si scaricò.

Ripose le cuffie accuratamente in borsa e con una certa spossatezza.

-Ciao, scusa, posso sedermi? I miei amici hanno già pranzato e oggi la mensa è un casino- a parlare era un ragazzo alto, riccio; un tipo che lei aveva già visto e ricordava esattamente dove e quando.

Era il ragazzo del tram, quello che le era sembrato estremamente carino a inizio anno, non appena si era trasferita. Non l’aveva più rivisto e aveva dimenticato di averlo incontrato. Eppure eccolo lì, uguale alla prima volta, con lo stesso sguardo magnetico e lo stesso fisico dinoccolato.

Penny non riuscì a dire nulla in un primo momento, cosa che non le era comune.

-Se aspetti qualcuno, trovo un altro posto senza problemi, tranquilla- insistette lui, un po’ in imbarazzo.

-Non aspetto nessuno, siedi pure- disse lei, senza prendere fiato.

Non era la verità, aspettava Nico, loro pranzavano sempre insieme; ma se ne era dimenticata, completamente.

-Oscar, piacere- disse lui dopo aver poggiato il proprio zaino di pelle per terra.

-Penny-

-Sei del primo anno? Non ti ho mai vista in giro-

-Neppure io te-

Penny si rendeva conto di non riuscire a dire una parola se non in modo biascicato, le mancava il fiato. Non sarebbe neppure riuscita a mangiare. Lui non era il solito bello che non balla, uno vuoto. Aveva iniziato a raccontarle un po’ della sua vita, era uno sicuro di sé, con una certa tendenza al narcisismo, ma tutto giustificato, si diceva lei.

-Ti offro il caffè uno di questi giorni- attaccò lui.

Nico arrivò in quel momento, lei sapeva che lui aveva sentito e questo, non sapeva perché, ma le dispiaceva. I due si presentarono con una falsa simpatia mista a un fastidioso disappunto reciproco.

Penny li lasciò soli per andare in bagno.

-Ma che giornata di… Però ora so come si chiama– si fissava allo specchio, era conciata uno schifo.

 

Ilaria Piscioneri

di Ilaria Piscioneri

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